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TORINO - 03/10/2011tsunami

Parte di Alenia torna a Torino grazie a Cota e Formigoni

Marco Fontana

Il Popolo dellaLibertà e la Lega Nord per una volta sembrano esserci riusciti. Dopo la 'boutade' del decentramento di uffici ministeriali a Monza, il centrodestra si prepara a festeggiare qualcosa di molto più concreto: il trasferimento di pezzi importanti dell'Alenia dal centrosud al nord.
Il piano di ristrutturazione dell'azienda aeronautica, che attraverso la capogruppo Finmeccanica fa capo al Tesoro, prevede la fusione di Alenia (per incorporazione) con Aermacchi. E soprattutto la chiusura di tre sedi: gli stabilimenti di Casoria, in Campania, Venezia e gli uffici romani. Le attività saranno concentrate sostanzialmente fra Venegono (Varese) e Torino Caselle.
Per la prima volta negli ultimi dieci anni è Roma dunque ad essere sul punto di perdere un pezzo di industria importante. Alenia non ha stabilimenti produttivi nella Capitale, ma negli uffici di via Campania, a ridosso di via Veneto, e nella sede sulla Tiburtina di Thales Alenia Space, sono impiegate più di cento persone che fanno capo alle varie direzioni aziendali.
Le sedi romane hanno sempre rivestito grande importanza: Alenia, nata nel 1990 dalla fusione di Aeritalia e Selenia, è il fulcro del settore aeronautico di Finmeccanica. L'azienda partecipa a programmi di sviluppo industriale di rilevanza mondiale: dall'Eurofighter Typhoon, il super-aereo da combattimento europeo, al Joint Strike Fighter, l'ultra-tecnologico concorrente americano. Vanta alleanze con colossi come il consorzio franco-tedesco Eads (per i veicoli Atr) o come la russa Sukhoi (per la commercializzazione del Superjet 100). E collabora con Boeing, Airbus e Bombardier. Alenia è dunque presente sia nel settore degli aerei civili, sia in quello dei jet militari ed ha consolidati rapporti non solo con il mondo dell'industria, ma anche con il governo italiano e i governi stranieri.
Business e politica, quindi, procedono di pari passo. Il centrodestra proprio per questi motivi ha insistito per la chiusura delle sedi romane: portare al nord le direzioni e gli uffici di staff significa scippare alla Capitale le attività di lobby e di rappresentanza dell'azienda. Uno scippo però che negli anni d'oro era stato da Torino verso Roma.
Gli unici a non applaudire alle scelta sono i sindacati che sperano ancora di riuscire a correggere il piano e mantenere le sedi romane: sintomo ancora una volta di un sindacato ben lontano dagli interessi del Piemonte e del Nord Italia più in generale. L'unico peccato è che Roberto Cota non si sia speso per trasferire tutto il pacchetto aziendale a Torino, sede naturale e storica dell'aeronautica italiana.


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