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TORINO - 27/09/2011tsunami

La giunta Fassino dopo la batosta Standard & Poor's si aggrappa a Obama

Marco Fontana

E' incredibile la capacità del centrosinistra di ribaltare puntualmente il tavolo al fine di non rispondere dei propri errori e compiere ogni tanto un bagno di umiltà. E' successo anche dopo la batosta subita dall'agenzia di rating Standard &Poor's che ha declassato la credibilità finanziaria del Comune di Torino mandando su tutte le furie il sindaco Piero Fassino. Una bocciatura che il primo cittadino di Torino si è affrettato a rovesciare sul governo:"L'abbassamento del rating delle principali città italiane è l'ulteriore dimostrazione del danno che le misure assunte dal governo stanno producendo agli enti locali e ai cittadini".
Peccato che Fassino menta, ben consapevole di farlo: dico questo non per partito preso ma per una ragione ben precisa. Tre settimane fa un'altra agenzia di rating, Moody's, aveva bocciato i conti del Comune, a suo dire per l'incapacità dell'Amministrazione comunale di presentare misure credibili di rientro della voragine di deficit ereditata dalla Giunta Chiamparino. Un declassamento giunto quindi ben prima che la scure del Governo Berlusconi si abbattesse sugli enti locali. Ma si sa che in questo momento bersagliare il premier è uno sport redditizio: qualunque attacco viene bevuto dai cittadini come un ottimo calice di barolo barricato.
All'abile rimbalzo di responsabilità di Fassino si aggiunge il soccorso dei media che nell'odierna edizione si sono affrettati a dare spazio ad una notizia quantomeno discutibile. Pare che tra i file del fantomatico dossier di Wikileaks sia spuntato fuori che Barack Obama da tempo guarda con interesse a Torino quale modello per l'integrazione e per il livello di sicurezza raggiunto (ma su quali dati si sono basati visto che a Torino si commette un reato ogni 3 minuti?). Ed ecco i giornali amici sperticarsi in genuflessioni verso 'l'alleato americano', alleato solo quando fa comodo. Non una parola che quel giudizio arrivi da un presidente degli Stati Uniti che è ai minimi storici nelle rilevazioni del consenso (45%). Un presidente a capo di un'amministrazione che per il 62 per cento degli americani non sta facendo bene secondo le rilevazioni di Bloomberg news.
I sondaggi sul crollo di credibilità sono validi solo se l'oggetto del contendere si chiama Silvio Berlusconi. Le bocciature delle agenzie di rating sono vere solo laddove a finire sotto la loro lente d'ingrandimento sono le scelte politiche del centrodestra. Le veline di Wikileaks sono pubblicabili solo quando non sollevano ombre contro esponenti del centrosinistra.
Un doppiopesismo imbarazzante che gli elettori farebbero bene a notare pur con la pancia vuota e faticando ad arrivare alla fine del mese. Perché in gioco c'è il loro futuro. E' possibile che quotidiani autorevoli offrano maggiore risalto ad una noticina di Wikileaks rispetto ad un declassamento dell'affidabilità economica di un ente che produrrà un aumento del costo del denaro in caso di richiesta di nuovi mutui?
E' credibile un'informazione che offre credito ad un sito che è sì curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Ma che è comunque aperto a tutti i cittadini di ogni parte del mondo, i quali possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale "che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende" tenuti nascosti e dove gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima?
Alle agenzie di rating si può credere o meno. Ma scelta una strada qualsiasi partito deve avere la coerenza di accettarne o non accettarne i giudizi in ogni occasione e non ad intermittenza, secondo le convenienze di parte, altrimenti non solo si fa disinformazione ma si produce una tensione sociale insopportabile.


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