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TORINO - 13/09/2011tsunami

Scoppio nucleare in Francia ma paura anche in Italia, nonostante il referendum

Marco Fontana

Ore di forte paura e angoscia in Piemonte e a Torino dopo la tremenda deflagrazione di una fornace che tratta scorie radioattive in Francia, a Marcoule, e che dista poco più di 200 km dal capoluogo piemontese e 150 km dal confine italiano. Il Piemonte scopre la paura vera, non quella per induzione lanciata dai comitati referendari. L'Italia nella sua neutralità nucleare non è al sicuro avendo più di trenta impianti di trattamento dell'uranio a ridosso del proprio confine che possono produrre i medesimi danni di una centrale realizzata nel proprio territorio.
E così lasciamoci rassicurare dai comunicati stampa di altri Paesisulla sicurezza per la nostra salute, facciamo gestire ad altri un’energia che permetterebbe di abbattere i costi delle bollette elettriche di imprese e privati, però essendo ben coscienti che domani potremmo morire 'gassati' dalle strutture nucleari altrui. Il popolo è sovrano e il verdetto di un referendum deve essere accettato ma può anche non essere condiviso intellettualmente: ieri sono state dimostrate chiaramente le tesi che aveva sostenuto il Governo in difesa della produzione di energia nucleare. Una scelta che non escludeva le fonti rinnovabili ma che avrebbe permesso di affiancare una fonte di energia senza confronti per creare sviluppo in un momento di crisi quale quello attuale.
Ieri i comitati referendari del No al nucleare sono rimasti in un solenne silenzio. Perché hanno visto che l'altra parte aveva ragione. In questo Paese fino a quando non si riuscirà a comprendere che non bisogna avere paura del progresso, ma governarlo (e su questo gli ambientalisti potrebbero giocare una partita fondamentale) riuscendo a garantire pari condizioni per tutti i cittadini. Oggi un'impresa che si carica una bolletta della luce più cara di circa il 35% perché compriamo energia all'estero dovrebbe domandarsi a quanti posti di lavoro in meno rinuncia.
Forse sarebbe stato meglio parlare di ultime tecnologie, di un numero massimo di centrali vincolato a coprire i propri fabbisogni interni, di quale fosse il reale impatto nello stoccaggio delle scorie ma non di escludere a priori una fonte di produzione di energia che ancora oggi è scelta da Paesi anche saldamente in mano a governi di sinistra. Un dibattito che poteva cadere nel vuoto ma che presupponeva due interlocutori pronti a parlare e non con le verità già in tasca.
Oggi invece grazie alla più agevole e politicamente corretta scelta referendaria, che lava le coscienze, il popolo italiano è condannato ad aspettare il bollettino di un altro Paese con le mani in mano; sperando che quello che c'è scritto poi sulla comunicazione sia del tutto vero e a pagare il fio non siano i nostri figli.


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