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Dario Oddenino - Torino - pagina dei Pezzi da 90

Verità nella bruma

Cosa mi condusse su questa strada?
Ora che sono qui, me lo domando spesso anch'io.
Avevo tutto ciò che chiunque possa desiderare, una corona sul capo, un reame intero ad obbedire alla mia parola, vino pregiato per dissetarmi, cibi paradisiaci per sfamarmi e ogni altro genere di delicate libagioni per deliziare anche i più fini palati. Qualsiasi cosa io desiderassi l'avevo o potevo averla dicendo soltanto una parola. I miei sensi erano appagati.
In pochi anni ero arrivato ovunque manipolando, ingannando, ingraziandomi di volta in volta la parte vincitrice di un conflitto e ben attento a tirare i remi in barca quando le cose volgevano al peggio. Dalle mie dita migliaia di fili muovono burattini che non sanno di dover a me la loro posizione né immaginano che sono mie le scelte che prendono.
Il mio giardino aveva lunghe e profonde radici e le spine dei miei fiori potevano colpire chiunque si parasse dinanzi a loro.
Politica e intrigo... magia e tradimenti. Questo il mio pane, questa la mia vita.
Una cosa soltanto, nonostante tutto, non era mai come io la desiderassi. Placare la sete di potere e dominio è tutt'altro che semplice e come un germe divora dall'interno giorno dopo giorno nonostante tutti i tentativi di appagarla raggiungendo vette via via più alte. Potevo uccidere un uomo con una sola sillaba. La trama d'ombra scorreva in me come il mio stesso sangue. L'estasi che ogni volta raggiungevo nel farne uso era inebriante come giacere con una compagna insaziabile e mai paga. Potevo raggiungere luoghi distanti mesi di cammino con un solo gesto... vedere ciò che gli altri non potevano nemmeno immaginare. La mia ira era implacabile e molti finirono la loro esistenza implorandomi inutilmente mentre gioivo dei loro sguardi supplicanti e terrorizzati, in quel momento, se la morte avesse un viso, quello per loro era il mio.
Ma tutto questo non mi bastava.
Piegai alla mia volontà i guardiani della torre nella foresta oscura.Esiliai lo spirito che l'abitava e ne presi possesso impadronendomi del suo sapere. Per mesi non uscii dalla stanza dei tomi esaminando ingordo ogni volume... carezzando ogni foglio ingiallito dal tempo succhiandone avido i contenuti, nutrendomi della conoscenza in essi contenuta.
La folle ricerca dell'inarrivabile mi portò a desiderare sempre più di ciò che avevo, di ciò che la signora della notte mi concesse. La maledissi per la lentezza con cui progredivo e la ringraziavo per ogni nuova briciola di potere che le mie avide mani riuscivano a ghermire.
Accecato dal mio stesso desiderio mi spinsi a sperimentare rituali senza prima studiarli e ripeterne i gesti con la mia solita maniacale meticolosità. Trovai ciò che cercavo... o questo è ciò che credetti. Su uno dei libri della torre delle nebbie scovai le tracce di un passaggio. Un viaggio che mi avrebbe garantito maggior potere e infinite conoscenze al mio ritorno. Il pegno da pagare era insignificante se confrontato con ciò che avrei potuto avere. Non era poi la prima volta che pagavo con una vita un dono. Lo feci con creature dell'abisso per scopi senz'altro minori... Arrivai a promettere la mia progenie per ricevere il mio compenso.Cosa mi avrebbe fermato questa volta?
Il rituale ebbe inizio e incatenate alle pareti, le mie vittime ne pagavano il tributo. Le parole scivolavano sensuali dalle mie labbra mentre cominciavo ad avvertire la familiare e travolgente sensazione della trama d'ombra che mi attraversava.
Forse avrei dovuto impedire loro di parlare e di rivolgersi a me con le loro sciocche maledizioni quando le suppliche non avevano alcun senso, o forse non fu quello il mio errore.
Il pentacolo lentamente si attivò e i miei piedi si coprirono di densa bruma che lenta saliva come una marea. Il puzzo della sala fu coperto dall'odore della nebbia che lenta continuava a salire all'interno dei simboli tracciati sulla scura pietra del pavimento. Quando mi raggiunse il volto rischiai di soffocare e la mia cantilena s'interruppe in colpi di tosse che allora credetti sarebbero stati la mia ultima lotta con la vita, strappandomi fitte di dolore ai polmoni mentre in bocca sentivo il sapore del sangue.
Dopo tutto fu confuso. Attorno a me non vedevo più la Torre delle Nebbie ma soltanto un circolo di pietre in rovina. Il luogo sembrava il medesimo ma il tempo differente, come se gli istanti si fossero sostituiti ai millenni e avessero sgretolato la torre attorno a me. Il mio fisico devastato e debole mi permise a malapena di mettermi a sedere mentre incredulo e stordito mi guardavo attorno. Tutto era diverso. Io stesso ero diverso.
Mi ci volle del tempo per recuperare le forze mentre disteso al suolo guardavo un cielo stellato senza riconoscerlo... io, che fino a poche ore prima avrei saputo dire tutto di ogni singolo corpo celeste, tanto vasta era la mia conoscenza.
Debole e svuotato di tutto, mi misi a sedere e poi, faticosamente, in piedi mentre lentamente la consapevolezza si faceva largo abbattendo il mio rifiuto di comprendere ciò che avevo perso e ciò che ora ero.
Normale.

Dario Oddenino



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