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L'ESPERTO RISPONDE - 27/01/2011pagina dei soldi

Dalla cedolare secca 3,4 miliardi di euro

di Massimo Pipino

La stima nella relazione tecnica della Ragioneria – Atteso il parere dell`Anci sul decreto
Il federalismo municipale tarda a ottenere il via libera dal Parlamento. Al semaforo giallo che i Comuni hanno acceso a seguito dell’interlocutorio accordo raggiunto martedì con il ministro Roberto Calderoli, segue sempre il rosso di Pd e Terzo Polo, che l’altro ieri ha anche presentato un emendamento al milleproroghe attualmente in discussione per prolungare al 31 dicembre la scadenza della delega sull’intera materia. Tutto ciò accade mentre la relazione tecnica della Ragioneria generale dello stato (Rgs) quantifica (un po’ ottimisticamente) in 3,4 miliardi di euro gli introiti derivanti dall’applicazione della cedolare secca nel 2011, che potrebbero arrivare a 4,2 nel 2013.
Una stima che, se confermata, renderebbe possibile la copertura, anche se di poco (15 milioni quest’anno, 94 nel 2012 e 410 nel 2013), dei mancati introiti del passaggio alla tassazione forfetaria del 23% sulle locazioni a canone libero e del 20% sugli affitti calmierati. Al conto si arriva, come il solito, includendo gli sperati proventi dell’emersione dal nero, quantificati in 600 milioni il primo anno, 1 miliardo il secondo e 1,4 il terzo. Numeri su cui il servizio bilancio della Camera chiede però un ulteriore approfondimento perchè fondati sulla stessa quota di uscita dal sommerso preventivata ai tempi della cedolare al 20% su tutti contratti (e allora non si capisce bene il perché avere mantenuti questi numeri se nemmeno la Ragioneria Generale ne è certa).
La Rgs valuta poi in 11,5 miliardi il gettito potenziale dell’imposta municipale (Imu) propria che dal 2014 dovrà assorbire Ici e Irpef su redditi fondiari per immobili non locati. Ma anche questa previsione è aleatoria in quanto, così come sottolineano gli stessi tecnici di Montecitorio, dovrà essere aggiornata quando sarà stabilita l’aliquota di imposizione di riferimento. Aliquota che dovrebbe aggirarsi intorno al 7,5 per mille e finire nella relazione al decreto attuativo che il relatore di maggioranza Enrico la Loggia (Pdl) presenterà prossimamente in commissione per recepire i contenuti dell’accordo tra il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e l’Anci. Testo che la commissione dovrà votare giovedì 3 febbraio.
Prima di formalizzare le modifiche il Governo ha dovuto aspettare la decisione del direttivo dei sindaci. I Comuni hanno espresso apprezzamento per i miglioramenti apportati dalla compartecipazione del 20% alla cedolare secca, all’impegno a farsi carico delle eventuali perdite di gettito, fino alla promessa di un decreto ad hoc per superare la diatriba Tarsu/Tia sui rifiuti e precisare il funzionamento del fondo perequativo - ma al contempo si sono soffermati sugli ostacoli ancora non rimossi. A cominciare dallo sblocco delle addizionali Irpef e della tassa di soggiorno. Entrambe le misure sono attese entro il 2011. Ma il regolamento che ne determinerà le modalità applicative , dicono dall’Anci, non può arrivare a fine giugno, altrimenti risulterà impossibile chiuderemo i bilanci.
Il parziale sì dei sindaci non ha smosso l’opposizione, così come riferisce Mario Baldassarri (Fli) secondo cui la posizione espressa da chi si oppone al federalismo fiscale comunale è indipendente da quella dell’Anci. Tra i punti che secondo Baldassarri restano in sospeso si evidenzia quello che il senatore finiano ha presentato al decreto milleproroghe in discussione al Senato che sposta al 31 dicembre la scadenza prevista dal legislatore per l’ultimazione dell`intera riforma federale: sette mesi in più rispetto alla scadenza del 21 maggio, che, in sede di riformulazione dell’emendamento, potrebbero scendere a tre se è vero, come rivela Baldassarri, che la Lega sarebbe disponibile ad allungare i tempi della delega. E chissà che non sia proprio questa l’ultima carta che la Lega proverà a giocarsi per vincere le resistenze della minoranza.


L'esperto risponde




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