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L'ESPERTO RISPONDE - 17/01/2011pagina dei soldi

Affitti, con la cedolare secca 1 mld di tasse in meno

di Massimo Pipino

Buone notizie per i proprietari di immobili: con l’introduzione della cedolare secca, la tassazione sugli affitti delle unità abitative subirà una netta riduzione. Entro la fine di questo mese, infatti, il legislatore dovrebbe approvare un provvedimento che introdurrà, sui redditi da locazione, un’imposta unica con aliquota del 20%. È bene ricordare che questa disposizione di legge riguarderà solo gli immobili ad uso abitativo di proprietà di persone fisiche.
Alla luce di questa importantissima novità che riguarda circa 2.730.000 abitazioni in affitto presenti in Italia, la Cgia di Mestre ha cercato di quantificare l’alleggerimento fiscale per i proprietari di questi immobili che opteranno per l’applicazione dell’aliquota al 20%.
“Da una nostra prima stima - esordisce Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - se tutti i locatori decideranno di applicare la cedolare secca, il risparmio complessivo per le loro tasche sarà di quasi un miliardo di euro l`anno”.
Ma chi saranno coloro che guadagneranno in misura maggiore dall’applicazione di questo provvedimento? “Dalla nostra simulazione - prosegue Bortolussi - i risparmi di imposta più robusti riguarderanno, in particolar modo, le persone fisiche con un livello di reddito superiore ai 29.000 euro l’anno. Da questa soglia di reddito in su, lo sgravio fiscale medio oscillerà tra i 740 euro, sino a toccare i 2.172 euro per un locatore con un reddito complessivo superiore ai 75.000 Euro. Inoltre, se per i locatori che applicano il canone libero i vantaggi economici saranno sempre assicurati, per coloro che applicheranno il canone concordato, invece, l’applicazione della cedolare secca non sempre garantirà una riduzione di imposta”.
Dalla Cgia di Mestre evidenziano che attualmente esistono 2 tipologie di contratti di locazione: uno detto a “canone libero”, in cui le parti possono fissare liberamente l’ammontare del canone: l’altro, chiamato “canone concordato”, in cui il prezzo dell’affitto viene stabilito in base ad accordi raggiunti tra le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della proprietà e degli inquilini. Quest’ultima tipologia contrattuale, però, è pressoché inutilizzata visto che rappresenta solo lo 0,6% circa di tutti i contratti di locazione presenti in Italia.


L'esperto risponde




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