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L'ESPERTO RISPONDE - 31/12/2010pagina dei soldi

L’ICI e gli immobili rurali

di Massimo Pipino

Il trattamento ai fini dell’ICI degli immobili rurali rappresenta una questione troppo delicata e complessa per non meritare al più presto un intervento risolutivo da parte del legislatore, dopo l’entrata in vigore dell’articolo 23, comma 1-bis, del DL 207/2008 (convertito dalla legge 14 2009). Peraltro la richiesta di un necessario intervento in grado di chiarire la situazione è stato richiesto recentemente anche dalla Confederazione Italiana Agricoltori, che ha ritenuto in derogabile il prestare una particolare attenzione all’emendamento all’uopo inserito nello schema del disegno del legge “Misure a favore dei territori di montagna e delega al Governo per l’adozione di un codice della legislazione sulla montagna” , in cui si affermi che la ruralità di un immobile sia una caratteristica che prescinde dalla classificazione catastale.
Tale previsione, se dovesse essere approvata causerebbe la neutralizzazione dell’essenza del principio di diritto rappresentato dalla decisività della classificazione catastale per escludere o, eventualmente, affermare la soggezione alla tassazione ai fini ICI di un fabbricato (unità immobiliare iscritta o, eventualmente, passibile di iscrizione a catasto).
Un nuovo ed ulteriore intervento legislativo avrebbe come conseguenza di vanificare il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui ai fini ICI sono esclusi dall’imposizione solamente i fabbricati accatastati come rurali e classati A/6 (per le unità a carattere abitativo) e D/10 (per le costruzioni strumentali allo svolgimento dell’attività agricola). La sussistenza di un diverso classamento catastale (per esempio A/3 per le unità a carattere abitativo e d/8 per i fabbricati strumentali allo svolgimento dell’attività agricola) deve quindi essere impugnata dal contribuente, se intende accedere al beneficio fiscale consistente nell’esenzione dall’assoggettamento all’ICI. (Sezioni unite, sentenza 18565 del 21 agosto 2009; sezione tributaria, ex multis, sentenza 21308 del 15 ottobre 2010).
Le pronunce
La validità giuridica del principio di diritto delineato dalle sezioni unite della Cassazione, è, in questo momento, indiscutibile. Sono infatti centinaia le sentenze pronunciate dalla sezione tributaria (Sezione V civile) che, tuttavia, risultano essere carenti in quanto i relatori avrebbero omesso di verificare la bontà dei passaggi motivazionali della sentenza 18565/2009. tra parentesi, le sezioni riunite hanno analizzato una controversia basata sul dubbio del mancato riconoscimento del beneficio ICI, in virtù del difetto dell’identità soggettiva fra il titolare del fabbricato (una cooperativa) ed il titolare dei fondi agricoli (i soci della cooperativa medesima). Il fabbricato era censito in classe D/8 ed il Supremo Collegio di legittimità ha risolto il dubbio interpretativo a favore della società ricorrente, stabilendo un principio che può essere espresso in questi termini:: per un fabbricato strumentale posseduto ed utilizzato da una cooperativa deve escludersi la necessità dell’identità soggettiva del titolare del diritto sul fabbricato e del titolate del diritto sul fondo asservito, in quanto l’applicazione del comma 3-bis dell’articolo 9 del decreto legge 557/93 (c0onvertito con legge133/1994) conduce ad una diverse conclusione. La norma, infatti, diversamente dal dettato del comma 3, non indica le necessità che chi utilizza il fabbricato debba essere anche proprietario (o titolare di altro diritto) del terreno asservito. La sezioni unite, poi , si sono concentrare a ricomporre un altro contrastante orientamento della corte, originato con sentenza 15321 del 10 giugno 2008, secondo cui il requisito della ruralità non esclude l’assoggettamento all’ICI, ma produce effetti solo ai fini dell’accatastamento e dell’eventuale attribuzione della rendita questo perché, secondo i giudici, l’iscrizione nel catasto dei fabbricati e l’attribuzione conseguente della rendita costituiscono presupposti necessari e sufficienti ai fini della tassazione dell’immobile, che si possa diversamente concludere in virtù di quanto previsto dall’articolo 9 del già menzionato Dl 557/1993, così come integrato dall’articolo 2 del DPR 139/1998 e novellato dall’articolo 42-bis del Dl 159/2007 (convertito con legge 222/2007)

Caso per caso
Il Supremo Collegio di legittimità nel rivedere l’articolato quadro normativo, ha ritenuto di dover affermare un principio di diritto così formulato.

  • L’immobile già iscritto al catasto di fabbricati come “rurale”, con l’attribuzione della categoria A/6 (per le unità abitative) o D/10 per le costruzioni strumentali all’agricoltura) non va assoggettato all’ICI;
  • L’attribuzione di una diversa categoria catastale deve essere impugnata dal contribuente, se intende evitare di essere assoggettato a tassazione ICI; alla stessa maniera il comune dovrà impugnare l’attribuzione della categoria catastale A/6 o D/10 (ad esempio si veda la sentenza 675/2010) per poter legittimamente pretendere l’assoggettamento del fabbricati all’imposta;
  • per il fabbricato non iscritto al catasto l’applicazione dell’Imposta è subordinata all’accertamento, che può essere condotto anche dal giudice tributario, della sussistenza o meno dei requisiti por il riconoscimento della ruralità dell’immobile;
  • per il fabbricato strumentale allo svolgimento dell’attività agricola, nell’ambito dei requisiti previsti per il riconoscimento della condizione di ruralità, deve escludersi la necessità dell’identità soggettiva del proprietario della costruzione e del titolare del fondo asservito (in senso conforme, sezione tributaria sentenza 16527 del 14 luglio 2010).
In conclusione, le sezioni riunite hanno rigettato il ricorso, perché il fabbricato risultava casati in categoria D/8 e la contribuente non aveva impugnato tale classificazione, nei confronti dell’Agenzia del territorio, per ottenere la rettifica della categoria e la sua riconduzione in D/10. in altre parole , per il cosiddetto “diritto vivente” la ruralità è condizione formale e statica, anziché sostanziale e dinamica: mentre il legislatore non avrebbe risolto la questione con il citato comma 1-bis del DL 207/2008, in virtù del quale non si possono considerare fabbricati “le unità immobiliari, anche iscritte o iscrivibili nel catasto fabbricati, per le quali ricorrono i requisiti di ruralità” stabiliti dall’articolo 9 del DL 557/93 e sue modificazioni.
Norma dichiarata di natura interpretativa (Corte Costituzione, sentenza 227 del 22 luglio 2009) della disposizione prevista dalla lettera a) del comma 1 dell’articolo 2 D.Lgs504792 (Decreto ICI) e, di conseguenza), applicabile retroattivamente dal 1° gennaio 1993.
L’indirizzo interpretativo che si è delineato a seguito della presa di posizione delle sezioni riunite ha trovato immediata opposizione sia da parte di una frazione dei giudici tributari sia da parte dei giudici di legittimità (vedasi Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 24299 del 18 novembre 2009), che di merito (Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, sezione I, sentenza 320 del 9 dicembre 2009)



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