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L'ESPERTO RISPONDE - 20/12/2010pagina dei soldi

È per i dirigenti ed i quadri che i salari crescono in misura maggiore

di Massimo Pipino

Le retribuzione delle donne a parità di mansione è inferiore del 25%

Nel corso del II trimestre del 2010 gli stipendi medi netti dei lavoratori dipendenti sono aumentati del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2009: il fenomeno si è verificato principalmente nel settore industriale e nelle attività a carattere finanzìario. Geograficamente è stato più accentuato nel Nord-Italia e tra le professioni di alto livello. In sostanza, chi già guadagnava di più ha visto il proprio reddito crescere più rapidamente, anche se in modo non eccessivamente consistente, di chi aveva qualifiche inferiori e già guadagnava in misura inferiore.
Il risultato è stato di poco superiore al tasso di inflazione (che si è attestato secondo l’ISTAT all’i,150%) ed il linea con la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie che sono state rilevate nei primi 10 medi dell’anno (+2,2% nel mese di ottobre).
Questi sono i risultati che emergono dalla rielaborazione degli ultimi dati ISTA sui salari mensili netti realizzata dal Centro studi Datagiovani per conto del quotidiani economico “Il Sole-24 Ore”.

Gli aumenti medi sono stati pari a 37 euro
Il dipendente medio italiano ha percepito nel corso del II trimestre dell’anno, 1.244 euro, il 2,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2009, ovvero ha ricevuto in busta paga poco più di 37 euro in più. Da una analisi più approfondita dei dati risulta che i dipendenti che possono vantare una busta paga più consistente sono quelli che operano nell’intermediazione monetaria e finanziaria e nelle attività immobiliari (1.641 euro), nel settore industriale dell’energia (1.561 euro), entrambi con incrementi di poco superiori al 3% rispetto al 2009, sebbene la crescita più ampia registrata nel secondo trimestre 2010 si possa rilevare nell’industria della trasformazione. (+3,7%).
Gli stipendi più bassi vanno invece ai lavoratori dell’agricoltura, degli alberghi e ristoranti e dei servizi alle persone, settori in cui non si raggiungono i 1.000 euro medi al mese e per cui gli incrementi rispetto al 2009 sono stati addirittura inferiori alla media (addirittura fermi per quanto riguarda il settore degli alberghi e ristoranti).

Ai dirigenti gli aumenti più consistenti
Le differenza maggiori si riscontrano incrociando, come appena accennato, i dati medi delle retribuzioni mensili con la posizione professionale.
Un dirigente guadagna in media poco meno di 2.600 euro netti ed un quadro 1.800 euro. Somme decisamente più rilevanti di un semplice impiegato (circa 1.300 euro) o di un operaio (1.050 euro mensili netti medi). Alla base dei questa piramide si collocano gli apprendisti che si devono accontentare di una busta paga di 830 euro netti mensili. Da un punto metodologico è bene sottolineare come la media, per tutti, è calcolata escludendo tredicesime, quattordicesime ed altri benefit percepiti su di una base di non regolarità.
Va poi rilevato come proprio le retribuzioni più consistenti siano quelle che sono cresciute di più nel secondo trimestre 2010 rispetto al secondo trimestre 2009: + 4,1% per i dirigenti e + 3,6% per i quadri, contro l’i,9% degli operai.

Il gender pay gap
Sebbene gli stipendi delle dipendenti di sesso femminile siano aumentati in misura leggermente maggiore di quelli dei colleghi uomini (2,3% contro 2,1%) ciò non è sufficiente a colmare il divario che storicamente esiste in Italia tra i sessi: lo stipendio medio di un dipendente maschio supera i 1.300 euro quello di una dipendente donna non raggiunge i 1.100 euro mensili. Il cosiddetto “gender pay gap” secondo una elaborazione dei Datagiovani si colloca attorno al 25%: ciò significa che una donne è stipendiata in misura minore del 25% rispetto ad un uomo che svolge le medesime mansioni.

Al Nord gli stipendi sono più ricchi
Passando ad esaminare i dati sotto il profilo territoriale emerge che i lavoratori dipendenti del Nord-Italia sono riusciti a guadagnare una media di circa 60 euro mensili in più rispetto dei lavoratori dipendenti del Centro (1.288 euro rispetto 1.228 euro), e 120 euro in più degli addetti del Sud (1.169 euro).
Se poi sottoponiamo ad una più attenta analisi i dati per settore di attività, la frattura fra Settentrione e Mezzogiorno si allarga ulteriormente: il gap nell’agricoltura, per esempio sfiora i 260 euro mensili, nei servizi alle imprese e nelle attività professionali i 235, nel setore del commercio supero i 200 euro.
Le differenze, poi, sono andate allargandosi nel secondo trimestre del 2010: al Nord lo stipendio medio ha subito un incremento del 2,9% contro l’1,4% del Sud e lo 0,9 del centro.





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