martedì 21 nov 2017
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Luca - Torino - pagina dei Pezzi da 90

Morte rossa a Torino

L'inferno che non ti aspetti si abbatte sulla fredda Torino. E' ancora vestita dai colori dell'inverno, i monumenti giocano in modo ambiguo con la luce, in modo inquietante.
Non è luogo per andarsene, questo, con le strette gole del Quadrilatero che aspettano il carminio intenso del tramonto e il giallo soffuso dei neon per ingoiare la fiumana caotica degli universitari.
Perché ho scelto di camminare da solo nella sconosciuta Torino? Nel viale appena raggiunto dal ronzio del traffico, l'aria grigia sembra inquieta e perfino i colombi hanno paura: si lanciano dalle grondaie con un gran sbattere d'ali, scappano altrove. Dietro di me, una presenza. Ma mi volto e non c'è nulla.
Avrei dovuto accorgermi che i colori non sono più gli stessi che conoscevo; mentre mi addentro nel cuore della città mi stordiscono i clacson e le ruote che scivolano sull'asfalto, gli scalpiccii della gente sul marciapiede. Sento un peso addosso, una presenza inquietante, però non riesco a identificarla, a capire.
Attraverso il centro e la sua storia: passo per la Cittadella, le rovine antiche, la parte romana, fino alle origini. Vedo i monti spuntare oltre la Gran Madre e m'immagino di raggiungere la sorgente del Po navigando a ritroso, superando questo dannato posto.
Cerco forse inconsapevolmente la mia storia.
E in un attimo la mia vita s'arrende, senza un perché. Non ho nemici, ma un coltello mi affonda dentro, nella schiena. E' un dolore rosso, lancinante: i vestiti non mi hanno protetto, la carne si lacera mentre un'altra lama mi penetra nell'animo. Le gambe non mi reggono, e io cado piano. Mi appoggio al muro. Respiro, ma è un rantolare; il fiato si fa corto, mentre il cuore pulsa forte, nevrotico. Muoio, in un giorno qualunque e ghiaccio di Torino.
Vorrei dare almeno l'ultimo addio: raggiungo a fatica una cabina e afferro il telefono, ma non riesco a trattenerlo. La cornetta mi cade dalle mani. Mi accorgo insensatamente che è rossa, come la vita che scivola via dalla ferita. Triste ironia. Me ne vado, e non lo saprà nessuno.
Cerco con gli occhi il mio assassino, e incontro solo un'ombra. Non mi stupisce più. Cosa siamo noi, se non ombre che cercano del colore in un cielo sbiadito? E l'unico che riesco a vedere è quello del sangue, un rivolo rosso ai piedi della gelida Torino.

Luca



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