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Santi Maimone - Carmagnola - pagina dei Pezzi da 90

Ferie anni '60

Intanto la stagione delle vacanze si proponeva e quello era l'ultimo giorno lavorativo del mese di luglio. La fatica alla catena di montaggio sembrava meno esasperante. Ancora poche ore e si era in vacanza, chiamata "ferie" con molta timidezza. L'operaio che si accingeva a finire il suo turno vagava con la mente: «Chissà se la moglie ha messo nella valigia il mio nuovo costume da bagno». Per l'ultimo giorno erano in molti a chiedere al proprio caposquadra il favore di lasciarli a casa. «Dobbiamo prepararci, sa la strada che dobbiamo fare è lunga assai».
E così il secondo turno si trovava sguarnito e si finiva prima del solito e si facevano le pulizie ai macchinari. Il pasto si consumava direttamente sul luogo di lavoro, accanto al macchinario appena fermato e che si conosceva perfettamente. Si allestivano improvvisate tavolate con delle assi appoggiate ai bidoni vuoti capovolti. Poi strette di mano; ma quante strette di mano e quanti auguri di buon viaggio. «Ti voglio vedere ben abbronzato al ritorno».
Fuori dalla fabbrica, le mogli stavano ad aspettare con l'auto già carica pronte ad affrontare l'avventura, con la bagagliera montata e le valigie allineate sopra, avvolte dal "cellofan" qualora, per strada, si dovesse incontrare la pioggia. Che fortuna avere le mogli con la patente. Mentre si lavorava al primo turno, lei caricava la macchina con la roba accuratamente preparata la sera prima e all'uscita dello stabilimento si trovava l'automobile pronta a partire.
E così fuori dai cancelli, ad attendere la fine del primo turno, si potevano vedere mogli accaldate e bambini impazienti che saltavano all'interno dell'auto, rigorosamente Fiat. Si tirava l'antenna dell'autoradio, che si doveva alzare più in alto delle valigie altrimenti non prendeva "l'onda" e si partiva.
Sfortunati quelli che avevano montato la "grondina", un'antennina non periscopica fissata alla grondaia dell'automobile; chissà cosa mai riusciranno a sentire. Oramai del tutto eliminata nei nuovi modelli, la grondaia era molto utile per agganciare il portapacchi, attaccare l'antenna senza forare la carrozzeria e soluzione ideale per incanalare la pioggia affinché non colasse sui vetri laterali.
Si attraversava la città semideserta, con le ruote che affondavano nell'asfalto ammorbidito dal sole, pensando, con poco spirito di cameratismo, ai colleghi intentia lavorare nel secondo turno. Ci si immetteva nell'autostrada e ci si fermava quasi subito. «Accidenti che coda; ma partono tutti adesso?».
Già, non erano pochi ad averla pensata allo stesso modo. Con ancora nelle orecchie il rumore dei macchinari della fabbrica, erano in tanti, in molti, in troppi a infoltire le corsie di quella bella invenzione che è l'autostrada. Così con un'andatura a passo d'uomo, i vacanzieri si incamminavano nelle tangenziali fino al primo casello incontrando, magari nei brevi e rari sorpassi, i colleghi lasciati ancora in mutande e con la schiuma della saponetta in faccia dentro lo spogliatoio della fabbrica, e la sensazione di stare ancora alla catena di montaggio era forte. E mentre le ruote giravano lentamente, in coda sotto un sole implacabile, si facevano le presentazioni delle proprie mogli, dei propri figli. «Complimenti signora, la sua è una bellissima bambina bionda».
L'autoradio, nella maggior parte dei casi con l'unica frequenza UHF dava, dopo il cinguettio dell'uccellino radiofonico, il segnale orario e in seguito le notizie del giornale-radio e si scopriva che gli italiani partiti per le vacanze erano milioni, tutti insieme e tutti nella stessa autostrada. Al casello si prendeva il biglietto d'entrata e si dava un'occhiata all'ammiccante spia del serbatoio del carburante e si andava alla ricerca di un distributore perché questi erano pochi e distanti fra di loro.
Quanta comprensione avevano gli spettatori dei Telegiornali della sera per quella gente inchiodata da quei tormentosi momenti prima di venire dimenticati, soppiantati dalla visione di Carosello o da un allegro film di Totò, che completavano le calde giornate di chi ancora lavorava.

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