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Santi Maimone - pagina dei Pezzi da 90

L'autostrada

Quel famoso giorno d'estate, alla guida c'era Mario e guardava continuamente dallo specchietto retrovisore l'auto che ci seguiva a fari spenti sotto le gallerie e che giocava con le strisce tratteggiate sull'asfalto dell'autostrada. Appena fuori dall'ennesimo tunnel, il sole l'accecò per un attimo ancora una volta, anche se si era preparato alla diversità di luce socchiudendo le palpebre.
La macchina dai fari spenti dietro di noi uscì anch'essa dalla galleria e Mario poté notare dallo specchietto che era di un colore verde cacchetta. Non riusciva a capire chi guidasse se l'uomo o la donna dai capelli lunghissimi e biondi, tanto stavano appiccicati l'uno all'altra. Ridevano e si spintonavano scherzosamente. Ogni tanto una zigzagata e poi ad andatura normale. Sembrava quasi di udire, all'interno della nostra vettura, le loro risa.
Mario mi informò di quanto stava accadendo dietro di noi e voltandomi a guardare, dissi all'amico di fare attenzione a quei matti.
Intanto Mario, distratto da ciò che stava avvenendo, si accorse all'ultimo momento di una macchia scura che si parò davanti, proprio nel bel mezzo della carreggiata. Era un gatto che si faceva toilette. Lo scansò per un vero miracolo, ma immaginò subito la sorte del povero felino e guardò d'istinto nello specchietto retrovisore. L'auto verde cacchetta prese la mira e dietro di lei lasciò una poltiglia rossastra, poi accelerò e ci sorpassò senza segnalarne l'intenzione. Quando l'auto ci giunse accanto, incrociammo lo sguardo della biondona che ci seguì con i suoi occhi chiari per tutto il tempo che durò il sorpasso e poi scoppiò in una tintinnante risata cristallina che questa volta si udì davvero attraverso il finestrino aperto mentre l'auto color cacchetta spariva dietro una larga curva.
Un'altra auto ci sorpassò mentre eravamo intenti a guardare evaporare, per il gran caldo, il cofano scuro della nostra vettura. Mario accese l'autoradio, amica intima degli automobilisti, mentre pensava al tipo con l'auto color cacchetta che certamente non sentiva il bisogno di accendere l'autoradio, oltretutto di certo, aveva le mani già impegnate.
Discostò il suo pensiero un po' erotico e battendo le dita sul volante seguiva il ritmo di una canzone cantata da Claudio Baglioni che usciva dai pannelli delle portiere dov'erano montati gli altoparlanti. Gli era sempre piaciuto Baglioni, fin da giovane. Ascoltava le sue canzoni con nostalgia. Ogni volta faceva un passo indietro nel tempo ascoltando le sue melodie. Anche a me piaceva Baglioni.
Un occhietto arancione ammiccò dal cruscotto. Nell'abbordare le curve restava sempre accesso per ammiccare ancora nel rettilineo.
«Ma quanto beve quest'auto» disse scherzando e facendo da accompagnamento alla musica di Baglioni.
In lontananza vedemmo l'insegna dell'Agip e accendendo il segnalatore direzionale entrammo nell'area di servizio. Fummo serviti subito per il poco traffico che c'era in quel momento e fatto il pieno di carburante, accostando l'auto alla piazzola di sosta decidemmo di andare al bar dopo aver svuotato la vescica.
Espletata l'incombenza naturale, uscendo dal WC notammo l'auto verde cacchetta parcheggiata nei pressi. Avvicinandoci a guardarla, pensammo all'unisono che di certo nessun costruttore avrebbe mai il coraggio di colorare in codesto modo un suo modello, di certo sarà opera di qualche carrozziere al quale dentro la vernice gli sarà caduta una lattina di chissà cosa e poi dirigendoci al bar, guardammo in giro in cerca della coppia.
«Chissà dove saranno» ci chiedemmo.
La risposta ce la diede il grande specchio posto dietro al bancone del bar atto a sostenere le mensole dove facevano mostra bottiglie piene dei più svariati e colorati liquori. Nello specchio infatti si stagliava, al rovescio, la scritta "Motel".
Girandoci verso la porta d'ingresso guardammo la costruzione a tre piani. Sorridemmo mentre sorseggiavamo il nostro "Karkadè" freddo.

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