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TORINO - 16/05/2009FIERA DEL LIBRO 2009

Marchionne: «In America conta non aver paura di perdere»

«Avevo l'idea di scrivere un libro sulla straordinaria campagna elettorale di Obama, ma poi mi sono imbattuto in una nazione che la crisi ha piegato ma non spezzato, un'America di donne e uomini che hanno pensato a rialzarsi fin dal primo momento della loro caduta. Obama è il prodotto di quest'America». Mario Calabresi ha raccontato così alla Fiera del libro la genesi del suo ultimo libro. Si tratta di 11 storie di common life made in Usa, dedicate alla capacità di mettersi sempre in discussione e scommettere sulle proprie capacità: perché La fortuna non esiste. È il titolo del libro di Calabresi, è un modo di pensare che calza a pennello a Sergio Marchionne, intervenuto alla Fiera per parlare della nuova frontiera dell'american dream con il neo-direttore della Stampa. Marchionne ricorda la sua avventura di emigrante in nord America, e più precisamente a Toronto, Canada: «Gli italiani non erano visti di buon occhio». E ancora: «Sono entrato in contatto con una cultura molto rigorosa, fondata su un senso del dovere calvinista». Ma quella cultura è stata la chiave per affrontare la vita con forza e determinazione. «In America conta vincere, ma conta ancora di più non aver paura di perdere» osserva l'amministratore delegato della Fiat. Gli attuali successi della Fiat di Marchionne nascono da questo background. E allora Mario Calabresi sveste i panni dello scrittore e rimette quelli del giornalista partendo con una serie di domande. Marchionne risponde punto su punto. Su Obama: «Nessuno avrebbe scommesso un dollaro su di lui, e invece ha vinto e credo che cambierà molte cose». Sulla task force americana voluta dal presidente Usa per seguire la trattativa con la Fiat: «Uomini eccezionali, dotati di profonda umiltà e spirito di servizio per la loro nazione». E poi, sempre sull'affare Chrysler: «L'idea è nata un anno fa, gli americani avevano bisogno di piattaforme tecnologiche e noi abbiamo proposto lo scambio con azioni». È l'inizio di un'avventura che si è conclusa con il successo Fiat negli Stati Uniti. È il successo - afferma Marchionne - che nasce dal duro lavoro del nostro nuovo management». Il ricordo corre all'annus horribilis della Fiat, il 2004: «Eravamo proprio alla frutta, per ricominciare abbiamo deciso di sostituire vecchi dirigenti che rappresentavano una sorta di colesterolo per l'azienda e li abbiamo sostituiti con una nuova generazione. Giorno dopo giorno abbiamo affrontato le sfide, cercando di rimuovere gli ostacoli con tenacia». E scherza con Antonio Baravalle, seduto in prima fila: uno dei Marchionne boys passato a dirigere la Einaudi. E il futuro? Pungolato dalle domande di Calabresi, Marchionne parla dei nuovi sviluppi. Evita di fornire anticipazioni sulla trattativa General Motors in Germania, ma lancia segnali importanti: «È una partita che si gioca in chiave europea e non si può affrontare in un'ottica puramente italiana». Marchionne conferma il prossimo incontro con il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola: «Incontreremo il ministro e le parti sociali quando avremo più chiara la situazione». E rassicura: «Cercheremo di fare del nostro meglio per evitare danni che potenzialmente possono essere associati a un mercato come quello attuale». La palla ritorna a Mario Calabresi: «Abbiamo toccato il fondo della crisi?». Marchionne non ha dubbi: «Sì, si traballerà ancora, ma il peggio è passato. L'Europa, come al solito, ne uscirà del tutto più tardi che l'America. Ma i diversi paesi usciranno in ordine sparso, non in fila con uno a fare da locomotiva che traina». Ribatte Calabresi: «E l'Italia?». Secca la risposta di Marchionne: «È una domanda politica. Non rispondo di politica». (asca)


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