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TORINO - 16/05/2009FIERA DEL LIBRO 2009

Le contraddizioni di Beirut nelle parole di Barakat e Daif

Come si vive a Beirut? I due scrittori di origine libanese Najwa Barakat (foto) e Rashid Daif alla Fiera del Libro hanno raccontato la vita quotidiana in una città devastata da quindici anni di guerra civile (1975-1990). Isabella Camera d'Afflitto, docente di Lingua e letteratura araba all'Università l'Orientale di Napoli e alla Sapienza di Roma, fa dialogare l'universo narrativo e letterario degli autori, ospiti della Fiera. «La Beirut che descrivo è l'istantanea di una città triste, distrutta da anni di guerra, dove regna la paura. È una città abitata dai topi», spiega Barakat riferendosi alla descrizione fatta nel suo romanzo Ya Salam! (2007). «Questa immagine corrisponde al carattere dei personaggi che la abitano. Sono tutti farabutti simpatici, ma soprattutto degli assassini che crescono come i funghi all'ombra delle foreste e che avvelenano chi li mangia. I protagonisti come la prostituta, il dinamitardo e l'archeologa si ritrovano improvvisamente a Beirut in tempo di pace e ne hanno una visione distorta». Anche Daif esprime la sua delusione, da libanese che ha vissuto la guerra, nel romanzo Mio caro Kawabata, una lettera dedicata al premio Nobel per la letteratura giapponese Yasunari Kawabata. Anche in E chi se ne frega di Meryl Streep (2003) l'autore descrive la sua città: «I miei personaggi assomigliano a Beirut e Beirut somiglia alla lingua araba: in arabo coesistono parole di 1.500 anni fa e termini moderni. Beirut è una città occidentale, con quartieri che sembrano Broadway, e allo stesso tempo ci si può imbattere in sobborghi medievali». E conclude: «Beirut è una città in cui convivono bellezza e precarietà, razionalità e irrazionalità». Perché proprio Meryl Streep? «Si tratta di un'attrice molto apprezzata dagli intellettuali arabi che si occupano di cinema. E poi c'è un'altra ragione, legata a un film. Nel mio romanzo il protagonista compra la televisione poco prima di essere lasciato dalla moglie, inizia a guardare molti film e vede Kramer contro Kramer con Dustin Hoffman e Meryl Streep, che alla fine degli anni Settanta accese un forte dibattito negli Stati Uniti in merito al divorzio e alla cura dei figli. La vicenda però non riguarda il Libano. Insomma, Meryl Streep faccia quel che vuole, ma non si impicci del Libano», ironizza Daif. Altro tema caldo dell'incontro è quello della donna e della coppia: «Nel mio libro - spiega Barakat - intendo mostrare che in tempo di guerra non sono solo gli uomini ad avere un ruolo attivo, ma anche le donne partecipano, attraverso gli uomini». «Io parlo spesso di coppie - aggiunge Daif - Il letto è il posto in cui si confrontano l'Oriente e l'Occidente. Le donne sono sensibili agli stimoli dell'Occidente ma gli uomini continuano a imporre il velo, che ormai non ha senso». Barakat saluta il pubblico affrontando il tema della libertà di scrittura e di espressione: «Anche se sono una donna libanese non ho limiti, in senso morale, ma solo linguistico. In altre parole, se voglio parlare nei miei libri di alcuni aspetti della vita come il sesso, faccio fatica perché nella lingua araba colloquiale mancano le parole per descriverlo». (asca)


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