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ASTI - 10/07/2017MOSTRE/EVENTI

Il Giudizio Universale visto da Valerio Miroglio a Palazzo Mazzetti di Asti


Prosegue fino al 30 Luglio 2017 a Palazzo Mazzetti la mostra ”VALERIO MIROGLIO, il Giudizio Universale”, l’allestimento e la curatela sono state eseguite dal nipote Giacomo Goslino e Alessandro Ferraro. L’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa Risparmio di Asti, Città di Asti, Palazzo Mazzetti, in collaborazione con Associazione Astigiani, il patrocinio Regione Piemonte e Provincia di Asti. La rassegna viene accompagnata da un catalogo edito dalla SAGEP Editori (120 pagine €20.00), la cui copertina è stata eseguita da Luciano Rosso, e le foto delle opere riportate all’interno sono state fatte da Giulio Morra e Costantin Pietosu. Valerio Miroglio, artista originale e del tutto autonomo seppure vicino all’arte concettuale e al citazionismo, attraverso una continua sperimentazione di tecniche e materiali ha sviluppato una riflessione sul significato dell’arte e sul suo ruolo nella società, utilizzando una grande varietà di materiali: inox, legno, plexiglass, resine, poliuretano. Nel “Giudizio Universale” si coglie la personalità complessa dal punto di vista del panorama artistico nazionale di Miroglio, non solo ma anche la sua verve ironica e provocatoria, la stessa che lo vide impegnato per anni su vari fronti: dal giornalismo alla poesia, dalla scultura ad animatore culturale.










Il nipote Giacomo Goslino nel saggio del catalogo della mostra scrive: ”A Miroglio interessava avvicinare l’opera all’osservatore, facilitarne la fruizione mediante la distanza ravvicinata e rinnovarne la validità, portare quest’ultimo ad una sorta di immedesimazione; l’artista fa propria in questo modo l’istanza concettuale e, grazie alla componente manuale dell’opera, traghetta quest’ultima verso le ricerche degli anni Ottanta”.

Negli stessi anni, Valerio Miroglio si avvicinò al movimento che faceva capo allo psichiatra e neurologo Franco Basaglia, autore della legge 180/1978 che si batteva contro la violenza e la segregazione manicomiale, l’artista ottenne il ricovero volontario presso l’ospedale psichiatrico di Mombello a Limbiate (in provincia di Monza) allora considerato, il manicomio più spaventoso d’Italia. Nel corso di dieci giorni, insieme al musicista Gianni Bergamelli, stimola i ricoverati a dipingere una tela di 25 metri, esortandoli a esternare la loro sofferenza. Questa iniziativa suscita interessi in tutta Italia sollecitando interventi a favore della chiusura degli ospedali psichiatrici. L’altro curatore della mostra Alessandro Ferraro riporta nel suo testo per il volume alcune considerazioni: ”Il Giudizio Universale, data la sua complessità tematica e densità di articolazione, può essere preso a modello come punto di ricerca da cui imbastire una ripresa storico – artistica che, attualmente, ha stentato di affermarsi sul panorama italiano. Le ragioni di tale mostra sono quindi da ricercarsi nella volontà di riprendere un artista il cui estro multiforme non ha prodotto esclusivamente “situazioni artistiche”, ma che ha contribuito ad accrescere un patrimonio culturale difficilmente mercificabile: L’impegno sociale e l’attività politica”.

Gianfranco Piovano



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