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FIRENZE - 02/07/2017pagina dei libri

Le “Cacce Reali nell’Europa dei Principi” raccontate in un libro della Leo S. Olschki

il volume ”LE CACCE REALI NELL’EUROPA DEI PRINCIPI” (pp.350 € 34.00) edito dalla Leo S. Olschki Editore (www.olschhki.it), curato da Andrea Merlotti, inaugura una nuova collana dei Centro Studi della Reggia di Venaria - La Civiltà delle Corti. Il libro si divide in due parti: nella prima si esamina le varie realtà reali principesche europee: Danimarca, Inghilterra, Polonia, Lituania, Regno di Sardegna, Regno di Napoli, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, mentre nella seconda parte si analizza le cacce praticate dai sovrani, si scopre che i prelati prediligevano la passione per la caccia come papa Leone X (grande appassionato di cacciagione), il cardinale Ippolito d’Este, il cardinale Ascanio Maria Sforza, e che la Chiesa in seguito proibì l’attività venatoria - ma come in tutte le cose - introdusse dei principi, di poterla praticare, con moderazione. Nell’introduzione Andrea Merlotti scrive: ”Le pagine del libro descrivono episodi artistici e architettonici in stretta connessione con la crescita degli apparati di corte, in cui i cicli pittorici e decorativi s’ispiravano alle imprese compiute in carne e ossa dai vari principi e principesse (legati fra loro da rapporti matrimoniali e diplomatici), spesso in compagnia ideale con figure mitologiche”:Diana innanzitutto, ma anche Ganimede, Orione, Castore, Bellerofonte (L’autore cita il contributo fornito da Facchin sul castello bavarese di Lustheim)”. Il libro ”Le Cacce Reali” descrive anche accuratamente la messa in scena del potere monarchico e dei rituali ad esso connessi, e col trascorrere dei secoli, divennero uno dei riti più celebri e celebrati delle corti di tutto il continente. I sovrani e principi europei seppero usare anche politicamente la pratica delle cacce reali: e rivestirono un ruolo anche nel consolidamento dello Stato, in forme che furono le stesse per sovrani sia cattolici: come Emanuele Filiberto di Savoia sia ai protestanti come Federico II di Danimarca. Le grandi dinastie, in effetti, imposero il proprio dominio sulle aristocrazie, esse ebbero, infatti, un ruolo importante nella definizione e nel consolidamento dello Stato moderno. Merlotti, ha posto in evidenza un elemento innovativo all’approccio alla storia sociale e culturale delle cacce reali: quello della presenza attiva delle donne. Nelle pagine incontriamo grandi sovrane come Elisabetta I Tudor, altre principesse abituate a praticare regolarmente attività venatorie. Ogni storia dinastica o nazionale presenta la loro passione per la caccia non solo come un fatto singolare, ma anche - e forse soprattutto – come una manifestazione implicita nella sovranità. Scorrendo le pagine attentamente scopriamo anche la religione aveva il suo ruolo nella caccia infatti i santi protettori della caccia era Sant’Uberto, e Sant’Eustachio. L’animale che appariva accostato a questi santi era il cervo in rappresentanza dell’uomo assettato di fede.

                                                                          Gianfranco Piovano





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