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TORINO - 07/03/2017pagina dei libri

Antonio De Rossi “La costruzione delle Alpi” nel libro della Donzelli Editore

“E’ davvero arduo per noi e per i nostri sguardi, intrisi dei valori dell’attuale paradigma della patrimonializzazione delle Alpi, che vede nella modernità novecentesca in montagna solamente artificialità e cementificazione, comprendere realmente la Stimmung e l’ethos del modernismo alpino, e la stessa portata e dimensione di quella stagione e fenomeno”. Quanto riportato precedentemente è il proemio d’inizio del poderoso volume: ”LA COSTRUZIONE DELLE ALPI” ( pp.605 ill.ni colori e b/n € 42.00 www.donzelli.it) di Antonio De Rossi edito da Donzelli Editore. La copertina del libro riporta, una trionfante Charlotte Perrian di spalle, vera eroina e icona della modernità tra le Alpi, nell’atto di dominare le montagne innevate della Savoia. Le immagini intercalate nel volume iniziano con l’indugio al successo, per chiudersi con la numero 181 di L. Cantarella eseguita nel 2015 riportando sempre di spalle due viandanti mentre ritraggono con i loro cellulari l’immane teatro desolante dell’ex ghiacciaio Sommellier, dove fino a pochi anni fa si praticava lo sci estivo; sempre alle loro spalle vi si vede un basamento in cemento di uno skilift progettato ma non ultimato. Che tristezza! Il professore Antonio De Rossi (architetto, e professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana, nonché direttore del centro di ricerca Istituto di Architettura montana, presso il Politecnico di Torino) dopo il premio Rigoni Stern avvenuto nel 2015, e il successo ottenuto con il volume “Immagini e scenari del pittoresco alpino”, ritorna in libreria con:”La Costruzione delle Alpi”, nei dodici capitoli affronta diversi sfaccettature della montagna (partendo dalle Alpi Cozie per finire alle Alpi Lepontine), dal civilismo di alta quota, dove viene descritta gli inizi degli anni trenta del secolo scorso, quando la montagna dello svago era tutta da costruire ed inventare, la capitale europea del moderno alpinismo, diventare Sestriere, un palcoscenico delle vacanze sulla neve, fino ad un aumento progressivo di turisti stranieri. Al colle del Sestriere, il più alto d’Europa (2.040 metri), come riporta il professor De Rossi non vi era nulla negli anni trenta del secolo scorso era tutto da dargli un volto e soprattutto avviare la costruzione: dalle sciovie, agli alberghi, dai villini ai chalet, e dare vita alla stazione sciistica invernale, ci penserà Edoardo Agnelli il figlio del senatore Giovanni Agnelli che trasformerà Sestriere in un luogo mondano di rilievo internazionale. Una dimensione mitica della modernità concepita tra lavoro e tempo libero una dimensione quasi mitica che ritorna costantemente nei “Giornali Luce” degli anni trenta, con riprese e montaggi cinematografici che incrociano discese mozzafiato sugli sci, eventi del bel mondo e inaugurazioni di nuovi alberghi e impianti di risalita. L‘ebbrezza della velocità, esaltata in più manifesti pubblicitari dell’epoca (realizzati dai migliori disegnatori) dedicato alle varie stazioni invernali accomunando pratica sciistica e ascensioni delle automobili Fiat in direzione del Colle (manifesto del 1936 una Fiat 1550 in primo piano mentre arranca verso il Colle), ancora la Littorina negli anni Trenta che collegherà Ventimiglia a Oulx per portare i sciatori nella mitica Sestriere (manifesto del 1934 realizzato da G. Riccobaldi del Bava).

Grande indagine realizzata con passione e trasmessa nelle pagine da De Rossi che dedica il libro al papà e alla mamma, quando dodicenne salivano per andare a trovare la sorella alla colonia Fiat di Oulx e per comodità si transitava per la val Chisone: Pinerolo, Fenestrelle, Pragelato fino a Sestriere, per ridiscendere in Val di Susa e arrivare alla colonia Fiat per riabbracciare la sorella, con lo sfondo delle Alpi Cozie che l’hanno portato ad amare e appassionarsi al mondo della montagna. Pagina dopo pagina, traspare questo amore, dalla sensibilizzazione che vengono affrontate le varie tematiche: dallo spopolamento causato dall’industrializzazione, al turismo di massa, ed infine (quello che non si vorrebbe mai trattare) la decadenza che poi è sfociata nella crisi. Dunque l’opera rappresenta un inedito sguardo all’universo delle Alpi, indagato nel suo emergere come autonomo soggetto di storia e inteso come l’insieme delle sue componenti materiali e simboliche, delle sue “trasformazioni” e delle sue “rappresentazioni “ nel corso di un processo che dal Settecento giunge fino ad oggi. Esiste una sola parola capace di esorcizzare il nulla - conclude De Rossi nel proemio -, e si chiama progetto. Progetto di futuro che pare tralasciare la possibilità delle società contemporanee, ma di cui è certo la necessità e l’urgenza”.

Gianfranco Piovano



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