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FORLI’ - 14/03/2017MOSTRE/EVENTI

Il made in Italy nella mostra "Art Deco, gli anni ruggenti in Italia"

I Musei San Domenico sono di nuovo sotto i riflettori internazionali dell’arte per la nuova grande mostra: “ART DECO, gli anni ruggenti in Italia”. La mostra ideata e promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dal Comune della città romagnola, presenta fino al 18 giugno 2017 oltre quattrocento opere provenienti da tutto il mondo allestite in sedici sezioni, il tutto viene curato da Valerio Terraroli (massimo specialista dell’argomento), con la collaborazione di Claudia Casali e Stefania Cretella, sotto la regia di Gianfranco Brunelli. Il comitato scientifico del progetto espositivo è presieduto da Antonio Paolucci. Il progetto espositivo commentato da un pregevole volume-catalogo (Silvana Editoriale 445 pp. Ill. ni colori,b/n), oltre alle prefazioni istituzionali, vengono riportati interessanti saggi inerenti alle tematiche trattate. Dopo le grandi mostre ( Musei san Domenico di Forlì) dedicate a Boldini, Novecento e al Liberty, il 2017 è dedicata all’Art Dèco. Non è mai stata realizzata in Italia, fino ad ora, una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni, che non solo produce affascinanti contaminazioni con il gusto moderno – si pensi per esempio al quartiere Coppadé a Roma o al Vittoriale degli italiani, ultima residenza di Gabriele d’Annunzio - ma evoca atmosfere dal mondo mediterraneo della classicità, così come la scoperta nel 1922 della tomba di Tutankhamon, che rilanciò in Europa la moda dell’Egitto. E poi echi persiani, giapponesi, africani a suggerire lontananze e alterità, sogni e fughe dal quotidiano,in un continuo e illusorio andirivieni dalla modernità alla storia. “L’Art Dèco non è solamente un modo di progettare e di realizzare oggetti, decorazioni, ambienti, architetture, ma è un gusto, un atteggiamento,un linguaggio che, traendo la propria origine dal fertile panorama delle Secessioni austro-tedesche e dalle Avanguardie di primo Novecento,emerge prepotente nel primissimo dopoguerra e domina incontrastato tutti gli anni venti caratterizzandoli in modo indelebile, per poi esaurire la propria parabola creativa e le sue ragioni d’essere con la crisi del 1929 e l’avvio degli anni trenta”. Trattandosi di un gusto e di uno stile di vita non mancarono influenze e corrispondenze col cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Da Hollywood (con la Parade di Lloyd Bacon o le dive come Greta Garbo e Marlene Dietrich o divi come Rodolfo Valentino) alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby 1925,di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, a Oscar Wilde, a Gabriele D’Annunzio. Il gusto Déco fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come le forme delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa.

La mostra di Forlì ha una declinazione tutta italiana, dando ragione delle biennali internazionali di arti decorative di Monza del 1923, del 1925, del 1927 e del 1930, oltre naturalmente dell’expo di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona 1929. Il fenomeno Dèco si affermò con una forza dirompente nel decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del Made in Italy. La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell’artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e di forme decorative: dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, alle ceramiche di Giò Ponti, Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz, dalle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini e Libero Andreotti, alle statuine Lenci o alle originalissime sculture di Sirio Tofari, dalle bizantine oreficerie di Ravasco agli argenti dei Finzi,dagli arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny come gli arazzi in panno di Depero. Le ragioni di questo nuovo sistema espressivo e di gusto si riconoscono in diversi movimenti di avanguardia (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo) cui partecipano diversi artisti quali Picasso, Matisse, Lhote, Schad, mentre tra i protagonisti internazionali del gusto vanno menzionati almeno i nomi di Ruhlmann, Lalique,Brandt, Dupas, Cartier, così la ritrattistica aristocratica e mondana di Tamara de Lempicka e le sculture di Chiparus, che alimenta il mito della danzatrice Isadora Duncan. Vengono raccontate e mostrate nel percorso espositivo le opere di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Vittorio Zecchin e Guido Andioviz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese, dei maestri faentini Domenico Rambelli, Francesco Nonni e Pietro Melandri; le invenzioni del secondo futurismo di Fortunato Depero e Tulli Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Timmel, Bucci, Marchig, Oppi, il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richard - Ginori ideata dall’architetto Gio Ponti e da emblematici esempi francesi, austriaci e tedeschi fino ad arrivare al passaggio di testimone, agli esordi degli anni Trenta, agli Stati Uniti e al Dèco americano. Obiettivo dell’esposizione forlivese è quella di mostrare al pubblico il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza che le arti decorative moderne hanno avuto nella cultura artistica italiana connotando profondamente i caratteri Dèco anche in relazione alle arti figurative: la grande pittura e la grande scultura.

Gianfranco Piovano



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