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Gli oggetti che hanno cambiato la nostra vita in un libro

Nel lussuoso libro riccamente illustrato edito dalla Società Editrice il Mulino :” I MIGLIORI OGGETTI DELLA NOSTRA VITA “(pp.359 ill.ni b/n e colori €35.00), l’autrice Marta Bonechi ( giornalista e storica all’attivo si contano molte pubblicazioni) attraverso oltre una trentina di oggetti che vanno dall’automobile ai grandi magazzini dal Juke box alla lavatrice, dalla pubblicità alla pillola, la vespa la vasca da bagno la schedina, propone un catalogo ragionato delle cose che ci hanno fatti ciò che siamo oggi: in immagini in parole, un album divertente e acuto della vita e dal costume contemporanei un museo vivente di cui siamo protagonisti noi stessi il percorso di vita che ci separa dalla vita dei nostri nonni, dei nostri genitori, dagli anni stessi della nostra infanzia. Pagina dopo pagina del volume, ogni voce viene analizzata, e scopriamo come nel ventesimo secolo, e specialmente negli ultimi decenni, la vita delle persone è cambiata come mai in precedenza: valori, comportamenti, stili di vita, oggetti che ci accompagnavano da secoli sono andati purtroppo in soffitta. Una rivoluzione. Abbiamo gli antibiotici che ci guariscono, l’acqua corrente e il riscaldamento, il frigorifero, abbiamo il treno, la bicicletta, lo scooter, l’automobile per viaggiare e far vacanza: il cinema, la radio e la televisione. Abbiamo imparato a leggere e scrivere, a lavarci e a portare le mutande; a uscire con la morosa senza metterla in cinta; a infilare il soldino nel juke box per ascoltare la canzone del cantante preferito, a fare la spesa al supermercato; a stare connessi al telefono al computer, a girare il mondo imbucando cartoline e postando per un selfie. Quel che è curioso, e ci lascia sbalorditi sfogliando il libro della Boneschi, e che i migliori oggetti della nostra vita non hanno modificato soltanto le abitudini materiali, ma il modo di pensare e di agire di chi li ha via via adottati. La mentalità manuale, quella meccanica e quella elettronica differiscono profondamente tra loro, e questa costatazione conferisse a oggetti a quegli oggetti, protagonisti delle rivoluzioni, una dignità storica, economica, sociale e perfino filosofica. Nell’introduzione del volume vi si legge che: ”nel visitare uno per uno i “migliori oggetti” potremmo riflettere sul cambiamento e sfatare parecchi pregiudizi, anche i più rocciosi. Per esempio, che il comune senso del pudore non è affatto comune, ma variabile nel tempo e nello spazio, visto che le nostre bisnonne facevano il bagno al mare vestite di tutto punto, proprio come oggi le devote islamiche. O ancora, che la globalizzazione procede senza curarsi degli avversari; nel 1900 l’italianissima bicicletta ”Principe di Napoli” era fabbricata con acciaio britannico; la lavabiancheria è un’invenzione americana e la radio transistor è invece di origine giapponese.

Accanto alle rivoluzioni tecnologiche, infatti, scorre parallela la rivoluzione del costume e della mentalità. La civiltà dei consumi impone un “usa e getta” rapido e inesorabile, dal quale discendono il declino della parsimonia, oppure la ribellione alla pazienza, insofferenza verso la fatica, che erano parte integrante del patrimonio culturale degli avi. Una pubblicazione degna per coloro che hanno qualche decennio sulle spalle e possiede anche un tesoro di sapere, della memoria del passato vissuto da protagonista e poterlo raccontare a chi è più giovane con una serie di ricordi; quindi raccontare quando in casa il telefono era uno solo, in bakelite nera, attaccato al muro, oppure quando si ascoltava, tutti insieme, il Festival di Sanremo alla radio perché il televisore in casa -in bianco e nero- era di là a venire, quando i cappotti usurati si rivoltavano, i polsini delle camice si sostituivano e un paio di scarpe, passava dal bambino più grande al più piccolo, quando si partiva per le vacanze in treno, carichi di bagagli, sfamandosi dal cestino con i panini e un’arancia; quando il regalo della prima comunione consisteva in una penna stilografica, destinata a durare attraverso il liceo, l’università la professione. E’ così via. Un libro carico di ricordi e nostalgia, per aspirare a un futuro sempre migliore di quello lasciato.

Gianfranco Piovano