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TORINO - 01/07/2016pagina dei libri

Quando la Fiat uccise la cavalleria

Con l’arrivo di tappa del Giro d’Italia di quest'anno nella città di Pinerolo (culla della Cavalleria) dove ha vissuto e ottenuto grandi primati e riconoscimenti Federigo Caprilli, è ritornato alla ribalta il libro-romanzo di Giorgio Caponetti “QUANDO L’AUTOMOBILE UCCISE LA CAVALLERIA” edito da Marcos Y Marcos (pp. 489 € 18.00). Giorgio Caponetti, torinese, ha firmato importanti campagne pubblicitarie con la regia e la sceneggiatura di spot pubblicitari, cura passioni a tempo pieno come la musica, la comunicazione ma soprattutto i cavalli, che alleva nella tenuta di Tuscania. Oltre a questo romanzo ha regalato altre interessanti pubblicazioni. Quanto ci sia di fantasia nel libro di Giorgio Caponetti, lo scoprirà il lettore leggendolo. L’autore nelle prime pagine del libro fa alcune precisazioni, che riportiamo: “Questo è un romanzo storico, cioè un’opera di pura fantasia. Molte delle cose che vi accadono sono capitate davvero, ma non è detto che siano capitate proprio tutte e proprio in certi momenti. Molte delle persone che vivono nel romanzo sono vissute davvero, ma non è detto che abbiano fatto quello che fanno o pensano nel romanzo. La Storia è Storia. Questo invece è solo una storia. Una storia nella quale la mia fantasia ha mescolato persone e cose, ha accomodato situazioni e date, ha tolto qualcosa e aggiunto qualcos’altro. Cosa sarà realtà? Cosa sarà finzione? Non lo so più nemmeno io. In un romanzo storico, è la Storia che si adatta alla fantasia; e non la fantasia alla Storia”.Il racconto è ambientato fra Torino e Pinerolo, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e si sviluppa dopo decenni di ricerche storiche, perché come perno ha la nascita e lo sviluppo della FIAT. Caponetti struttura il racconto con quattro personaggi, tre realmente esistiti: il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, appassionato d’arte, di motori, con il sogno di fondare una fabbrica di automobili dove possa avverarsi il progresso tecnologico, e che dia lavoro per sfamare il popolo, un'industria alleata alle classi lavoratrici. Federigo Caprilli, ufficiale di cavalleria, il più grande innovatore del sistema per cavalcare; Giovanni Agnelli, che da segretario del consiglio di amministrazione della Fiat riesce ad impadronirsene con spregiudicate manovre finanziarie, per poi portarla a un grande sviluppo. Tutti questi tre personaggi hanno un fattore comune che li lega: negli stessi anni di gioventù sono stati ufficiali di cavalleria presso la caserma di Pinerolo, l’unico a indossare ancora la divisa militare è il Caprilli. La quarta figura del romanzo è un’invenzione dell’autore, per poter narrare le vicende drammatiche che seguiranno nel racconto. Il personaggio è il nonno ormai anziano che in gioventù ha ricoperto ruoli di funzionariato e che racconta al nipote preferito le vicende oscure che il narratore porta a conoscenza. Il conte Emanuele Bricherasio fa parte del gruppo dei nobili che vollero dare inizio all’industria automobilistica torinese, che avverrà poi l’11 luglio 1899 nello studio del notaio Torretta. L’autore descrive minuziosamente l’atto costitutivo, calando il lettore come fosse spettatore in quella sala dove sono riuniti i fondatori Agnelli, Biscaretti di Ruffia, Cacherano di Bricherasio, Ceriana Mayneri, Damevino, Ferrero di Ventimiglia, Goria Gatti, Racca e Scarfiotti, anche con molte controversie, ad iniziare dal nome da dare alla società nascente. Qualcuno suggerisce Società Italiana per la costruzione e il commercio delle automobili Torino, ma la definizione sembra difficile da nominare e da ricordare, allora l’avvocato Scarfiotti suggerisce di chiamarla: Fabbrica Italiana Automobili Torino, cioè F.I.A.T. Non tutti sono d’accordo, il notaio Torretta vede ormai l’ora tarda, l’una del pomeriggio, non può più registrarla, pertanto slitterà al giorno dopo e invita i fondatori riuniti in discussione a trovare l’accordo, che non si trova, fino al giorno dopo quando si metterà alla votazione e risulterà vincitrice quella sigla iniziale, FIAT: tutti d'accordo tranne il conte Bricherasio. Nasce un altro equivoco. E’ stato commissionato al pittore Delleani (amico di famiglia dei Bricherasio) il quadro dell’evento della costituzione della società, la tela ormai ultimata, non vi è la figura di Agnelli, ma il maestro fa notare al conte che il dipinto riporta lui al centro vestito di bianco e gli altri personaggi attorno vestiti di nero, e aggiunge Giovanni Agnelli. Il secondo personaggio descritto è il fraterno amico del conte, Federigo Caprilli, anche lui porta avanti una battaglia per far accettare il suo metodo di cavalcare il cavallo che rivoluzionerà tutta la cavalleria italiana portandola ai vertici mondiali. Il romanzo pagina dopo pagina si fa avvincente, soprattutto quando Giovanni Agnelli assume il predominio in Fiat e il conte Bricherasio si sente messo da parte e nutre strani timori, fino alla morte che avviene all’improvviso, in circostanze misteriose mentre si trova ospite dal duca di Genova nel castello di Agliè. La sorella Sofia, disperata, consegna le carte del fratello all’amico Caprilli, ma anche lui tre anni dopo morirà all’improvviso cadendo da cavallo per le vie di Torino. Il primo aveva trentacinque anni, il secondo trentanove, erano giovani, guardavano lontano, le cause delle loro morti non sono mai state svelate.

Gianfranco Piovano

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