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ALBA - 30/03/2016pagina dei libri

Vernazza e la storia dell'arte

La Fondazione Ferrero, con la pubblicazione del libro “GIUSEPPE VERNAZZA e la nascita della storia dell’arte in Piemonte”, curato da Lucetta Levi Momigliano (storica dell’arte), vuole proseguire “coerentemente con lo statuto della Fondazione, che vuole valorizzare intellettuali, artisti di origine albese, che hanno varcato i confini locali per imporsi sulla scena internazionale”. E' quanto scrive nella prefazione il presidente della Fondazione Maria Franca Ferrero, che continua presentando il personaggio Giuseppe Vernazza, che visse a cavallo tra la Rivoluzione Francese e la Restaurazione, ed è considerato il più importante intellettuale albese, animatore del dibattito culturale piemontese nell’ultimo quarto del Settecento, a cui si devono, tra l’altro, la prima riscoperta del pittore Macrino, l’interesse intorno a Pietrino Belli, primo studioso del diritto internazionale, e la riflessione su alcuni ritrovamenti eccellenti di Alba Pompeia. Nel saggio di presentazione del volume Gianfranco Maggi scrive: “Giuseppe Vernazza è stato uno dei maggiori intellettuali che la nostra terra abbia prodotto nei secoli. Per mio conto, direi il maggiore tout court. Eppure dopo la sua scomparsa, fatti salvi alcuni obblighi rituali, come l’intitolazione di una via, di lui nella sua città nessuno più si è occupato…..”. Continua sempre Maggi citando Giovanni Romano, quando il professore indica Vernazza “il fondatore della nostra storia dell’arte”, e ribadisce una realtà che anche ai suoi contemporanei era apparsa evidente. “Chiunque volesse avere notizie di qualche artista di queste nostre terre pedemontane, che non erano proprio le più rinomate per produzione pittorica o scultorea, a Giuseppe Vernazza si rivolgevano, sapendo che le informazioni che da lui provenivano erano del tutto affidabili, perché basate su una meticolosa documentazione filtrata da uno smisurato sapere”. Il volume oltre alla presentazione e premessa è strutturato in cinque parti. Nella prima viene enunciata la biografia del barone Giuseppe Vernazza; nella seconda sezione: gli studi la letteratura calata nell’ambito della conoscenza e la tutela del patrimonio storico-artistico del Piemonte, nella terza parte del capitolo sono trattati i quadri misteriosi sul passato e futuro destino della Francia, dell’Italia e del Piemonte all’epoca; l’intervento di Camillo Borghese a Torino. Nella quarta parte le collezioni, i disegnatori e gli incisori in Piemonte, infine nella quinta: l’immagine di Torino dal Rinascimento alla fine dell’Antico Regime, nella letteratura dei viaggiatori e delle guide locali; la capitale del nuovo Regno: gli osservatori esterni e le guide locali. Si apprende anche che il Vernazza venne coinvolto con altri, tra cui Giuseppe Maria Boccardi, in una prestigiosa impresa editoriale realizzata dal Bodoni a Parma in occasione delle nozze del principe Carlo Emanuele di Savoia (il futuro Carlo Emanuele IV) con Maria Clotilde di Francia, sorella di Luigi XVI. Al Vernazza e al Boccardi vennero affidati il compito di elaborare per i prestigiosi autori delle immagini con gli emblemi rappresentativi delle province subalpine esultanti per il matrimonio dei due principi, e a loro fu affidata la ricerca filologica sull’origine etimologica dei nomi di alcune città del Piemonte. Nel volume si intuisce il meticoloso e paziente lavoro di ricerca condotto dalla storica Lucetta Levi Momigliano, che riporta all’attenzione del lettore e studioso l’opera eseguita dall’albese Giuseppe Vernazza, donando quel giusto lustro all’arte del Piemonte, per troppo tempo dimenticata. Le 315 pagine del prezioso volume indicano quanta ricerca e studio vi sono ancora da compiere, e sono uno strumento che apre vie per nuove interessanti scoperte sia sulla pittura che sulla scultura piemontese.

Gianfranco Piovano

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