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RECENSIONI - 07/02/2015Recensioni

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate

Al contrario de Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate, che comincia senza ricordarci (neanche implicitamente) qualche informazione sulle due parti precedenti, proviamo a fare un riepilogo (critico, però). Un viaggio inaspettato era un lavoro al di sotto del livello della Trilogia dell'Anello, ma rispetto a quest'ultima sembrava proporre qualcosa di nuovo: l'idea di dividere un libricino come Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien in tre film da due ore e passa ciascuno era un'operazione commerciale che rendeva però il ritmo della narrazione più rilassato e piacevole. Questo aspetto si ritorceva contro La desolazione di Smaug, che in quanto "parte di passaggio" tra la prima e la terza peccava troppo di "inutilità" rivelandosi, in fondo, una visione noiosa. Questo difetto non si ritrova ne La battaglia..., ma è un fatto oggettivo: l'azione reclamata sin dal titolo fa passare i 140 minuti di durata in fretta. I combattimenti sono vivaci e Peter Jackson ritrova la voglia di divertirsi che aveva perso nel capitolo precedente.

Il difetto principale del film (e di questa nuova trilogia in generale) è l'assenza di un timbro ben definito, né epico come quello de Il Signore degli Anelli, né fiabesco come Lo Hobbit (di Tolkien). Pertanto quando il film cerca di essere divertente risulta ridicolo: si veda la scena – difatti contestatissima dal pubblico – nella quale Legolas risale usando dei massi in caduta libera, violando ogni legge della fisica (anche le eccezioni accettabili nel fantasy).

Alla fine a distanziare veramente le due serie cinematografiche sono solo i tanto discussi 48 fotogrammi al secondo. Effettivamente l'impressione di trovarsi in un videogioco (quasi assente nel primo, relegata nel secondo soprattutto alla scena sul fiume) è qui acuita durante le "battaglie". Fortunatamente a queste ultime fanno da contraltare altre sequenze più naturali, come quella della liberazione di Gandalf (senza dubbio la migliore del film): qui degli effetti speciali dall'aspetto più artigianale creano momenti visivamente affascinanti e vagamente psichedelici.

Purtroppo una sola sequenza non può salvare in questo caso un film forzato, con poche idee se non quelle strettamente indispensabili per chiudere un ciclo.

Ma non crediate che si tratti davvero dell'ultimo viaggio nella Terra di Mezzo (come recitano le locandine): c'è ancora il Silmarillion da saccheggiare...

Stefano Darchino




 


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