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RECENSIONI - 27/01/2015Recensioni

Il ragazzo invisibile

Bisogna ammetterlo: Gabriele Salvatores qualche momento registico interessante ce l'ha, anche se spesso oscilla tra il sublime e il ridicolo (ad esempio la carrellata laterale che segue il protagonista nudo salire delle scale affollate come un tableau vivant).

Analogamente, l'uso delle canzoni è à la Zack Snyder (a proposito di "supereroi"): basta prendere un brano famoso che più pavlovianamente suscita certe impressioni e appiccicarlo alla traccia video. Ecco allora che l'entrata in scena (in bicicletta) del protagonista è accompagnata dalla giocherellona ma un po' malinconica "Clint Eastwood" dei Gorillaz. Oppure la visione voluttuosa delle ragazze nello spogliatoio è (ovviamente) in ralenti e con "Le quattro stagioni" di Vivaldi in sottofondo.

Il lungometraggio, per il resto, si attiene rigorosamente ai dettami del film per ragazzi (genere quasi assente in Italia, questo bisogna ammetterlo), innocente e politically correct fino all'osso, senza nessuna strizzata d'occhio agli adulti e nessun rimando – neanche inconsapevole – a Kick-Ass o a “Il profumo dell’invisibile” di Milo Manara.

Altra pecca del film: la recitazione dei giovani attori. Chissà perché nei prodotti americani (sarà che lì hanno il mito di Shirley Temple e dei bambini prodigio) i ragazzi sembrano sempre naturali, e i nostri invece appaiono fintissimi. Spesso i dialoghi e le battute, altrettanto forzati, non li aiutano.

La sceneggiatura, in quanto a trama generale, funziona invece abbastanza, poiché riesce a mascherare la sua modestia scegliendo di non esagerare ed evitando così di rovinare tutto (lo stesso dicasi per gli effetti speciali). Certo è che questi personaggi sono delle macchiette, e il protagonista stesso non subisce alcuna evoluzione psicologica: in definitiva è un film di supereroi dove "da grandi poteri non derivano grandi responsabilità" !

Stefano Darchino



 


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