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CALCIO - 23/06/2014SPORT

Italia, quale schema contro l'Uruguay?

Quale Italia preferire? Quella che abbraccia la filosofia del palleggio continuo in mezzo al campo oppure quella che punta alle aree di rigore avversarie sfruttando le munizioni a disposizione di due attaccanti? Nelle convinzioni di Cesare Prandelli l'una esclude l'altra. Si è discusso molto su questo argomento prima che la comitiva azzurra atterrasse in Brasile per affrontare l'attuale edizione del mondiale. La diretta conseguenza del voler infoltire la linea mediana è quella di dover poi tirare la cinghia là davanti, lasciando il solo Balotelli a sgomitare contro le difese avversarie. Aiutarlo con l'inserimento di un'altra punta senza impoverire il centrocampo comporterebbe, invece, il rischio di sguarnire le retrovie degli azzurri. E' un po' il solito discorso della coperta corta: tiri da un lato, resti scoperto dall'altro.
I complimenti piovuti addosso all'Italia dopo la vittoria contro l'Inghilterra si sono trasformati in feroci critiche al fischio finale della successiva gara persa contro il Costa Rica. Peccato di presunzione, il gran caldo, l'umidità, lo scarso impegno... chi più ne ha più ne metta. Tanto la sostanza non cambia: l'ultimo match che verrà giocato domani contro l'Uruguay risulterà decisivo per le sorti degli azzurri.
Quale formazione schiererà sul campo Prandelli? La risposta giusta, probabilmente, verrà svelata dopo che il c.t. avrà deciso lo schema da adottare. Mai come in questo caso la scelta dello spartito risulterà determinante per capire quale musica dovremo aspettarci.
Dopo il fallimento degli scorsi mondiali, il passaggio da Lippi a Prandelli ha portato la Nazionale ad abbracciare una filosofia calcistica diversa dalla precedente. Un girone facile facile (Serbia, Estonia, Irlanda del Nord, Slovenia e Far Øer) aveva aperto le porte degli Europei del 2012 all'Italia. Sino a quel momento il c.t. non aveva ascoltato i suggerimenti che provenivano dalla serie A, dove la Juventus di Antonio Conte era riuscita a conquistare uno scudetto da imbattuta provando e riprovando schemi, sino ad arrivare al 3-5-2 di fine stagione.
Partito con il 4-2-3-1 nella sua gara d'esordio persa contro la Costa d'Avorio, Prandelli aveva iniziato la propria avventura mettendo De Rossi e Palombo in mezzo al campo, per poi piazzare Cassano, Balotelli e Pepe dietro Amauri, l'unica punta di fatto della serata. La difesa a quattro resse sino all'Europeo, quando il c.t. cedette all'idea di togliere un uomo e di schierare la retroguardia della Juventus campione d'Italia. Ecco la formazione che disputò la finalissima del torneo contro la Spagna: Buffon, Abate, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Pirlo, Marchisio, De Rossi, Montolivo, Balotelli e Cassano. Tolto Montolivo (infortunato), gli altri ragazzi sono tutti in Brasile.
Viste le indecisioni che hanno accompagnato la spedizione azzurra sino al momento della vittoria sugli inglesi, era proprio necessario stravolgere il lavoro fatto in precedenza per poi ritrovarsi, con l'acqua alla gola, a dover rispolverare idee ormai abiurate? Chissà se anche in questo caso Prandelli ascolterà nuovamente i suggerimenti provenienti dalla serie A, dove il titolo di capocannoniere l'ha vinto un certo Immobile...
Thomas Bertacchini

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