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TORINO - 29/05/2013CRONACA

Fallimenti pilotati, due arresti

Prima prosciugavano tutti gli asset appetibili, trasferendoli in nuove società create ad hoc e riconducibili agli stessi soggetti, e poi lasciavano in uno stato d’insolvenza le ditte storiche, abbandonandole così al fallimento. Artefici di questo collaudato schema sono stati Vincenzo Nasi e Adriano Ferro, manager di riferimento di quattro società fallite, tra le quali la Polar Glass In System S.r.l., nota per la costruzione della “bolla” del Lingotto. I due sono agli arresti domiciliari. Le indagini erano partite già la scorsa estate con l’esposto presentato dai dipendenti della Mostre e Fiere di Nichelino, azienda che opera nel settore degli allestimenti di stand per avvenimenti promozionali, nel quale venivano denunciate ipotesi di bancarotta fraudolenta. Ma le Fiamme Gialle hanno rilevato come non si fosse trattato di un episodio isolato. Altre quattro società, infatti, operanti sempre nel settore degli allestimenti fieristici e tutte riconducibili agli stessi soggetti abilmente celati dietro società fiduciarie e schermi societari, erano fallite fra il 2011 ed il 2012. Per queste, gli immobili, i clienti ed i contratti erano stati trasferiti senza ottenerne il dovuto pagamento, lasciando che l’attività continuasse con nuove entità sgravate dal peso dei debiti, mai onorati, compresi quelli tributari. Lo schema fraudolento poteva essere attuato grazie al controllo che gli arrestati avevano sulle società: infatti, dal 2009 si erano assestati nei ruoli chiave di amministratore delegato o presidente del consiglio d’amministrazione di tutte le società coinvolte. D’accordo fra loro, ne decidevano le sorti, poiché il primo amministrava le società destinate al fallimento, il secondo gestiva quelle che sopravvivevano, operando un sapiente restyling per sfruttare al massimo il marchio e la clientela ottenuta a costo zero. Fra le operazioni illecite riscontrate, oltre all’occultamento di parte della documentazione contabile e le attività distrattive di beni e denaro, sono state anche individuate fatture false, utilizzate sia per ottenere risparmi d’imposta, sia per giustificare le uscite di contante. Ciò ha permesso di richiedere il sequestro per equivalente del saldo attivo dei conti correnti nella disponibilità degli arrestati, fino alla somma di circa 100.000 euro.


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