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Attenti al cane - 25/08/2012pagina del cane Vidar

Peperoni verdi fritti da Jordi

Se potessi scegliere un’unica domanda da porre agli Dei, sarebbe questa: ma al mondo è rimasta qualche sottospecie di schifezza che Tom Cruise non abbia ancora provato a mangiare o spalmarsi sulla faccia? Non gli bastava ingoiarsi le placente. Adesso dice che siccome il botox gli fa schifo preferisce farsi impiastrare la faccia di guano di uccelli, al modico prezzo di 200 dollari a seduta. Mi sembra un affarone: costa un po’, ma almeno non devi restare ore sotto un platano ad aspettare che i piccioni digeriscano, come fanno tutte le utilitarie di Torino. D’altronde nella vita c’è chi può e chi non può. Ecco. Io non può, l’ho capito dopo la mia ultima missione da inviato speciale. Può sembrare che io sia andato in vacanza, ma in realtà mi avevano spedito qui per seguire le Olimpiadi. Qui a Barcellona, dico. “Ma che vuol dire che ti mandano a Barcellona?! Le Olimpiadi sono a Londra!” mi ha fatto notare il bipede. Io neanche ci avevo pensato. Ho chiesto spiegazioni al mio Direttore. “Costava meno”. Non fa una piega. E così dopo tre giorni di inchiesta (“¿Qué piensas de Filippo Magnini?” “¿¡¿¡Quien coño es Filippo Magnini?!?!) ho gettato la spugna e mi sono dedicato all’esplorazione della città. E me ne sono innamorato! Sono anche andato alla scuola di spagnolo! C’era un test di ammissione da fare da casa, per vedere in che livello potevo essere messo. Io mi ero fatto aiutare da Pedro, la cavia peruviana salvata in un blitz animalista che ha adottato il bipede… (ah, vorrei aprire una parentesi: care case cosmetiche, questo è un appello personale: piantatela di usare le cavie per i vostri test. Voi non avete idea di cosa voglia dire avere fra i piedi un topo che sa tutto di illuminanti Mac e correttori Bobbie Brown, e non fa altro che recensire mascara e blush dalla mattina alla sera!!! Grazie). Comunque, Pedro mi aveva suggerito tutte le risposte così sarei potuto andare direttamente al livello avanzato. Solo che al colloquio orale deve essere andato storto qualcosa… “Hola Vidar, ¿que tal?” “Me llamo Vidar, soy un perro amarillo y tengo 5 años”. “¡Muy bien! ¿Y que haces en Barcelona?”. “Me llamo Vidar, soy un perro amarillo y tengo 5 años”. “Bueno… ya lo sé. ¿Como estas, Vidar?”. “Me llamo Vidar, soy un perro amarillo y tengo 5 años”. Mi hanno messo in classe con i cinesi. La prima settimana abbiamo imparato a contare fino a quattro. La seconda, abbiamo pronunciato correttamente le lettere dell’alfabeto, fino alla Q. Le tre settimane restanti, la lettera successiva. Meno male che ho trovato degli amici qui! Il primo è un pappagallino verde che si chiama Jordi. L’ho incontrato su un albero. Cioè, lui era sull’albero, io ero sotto. Mi ha guardato e mi ha detto: “#@x>*<%$£”*#”. Non vi ho detto che Jordi è catalano. Molto catalano. All’inizio avevo provato a spiegargli che non capivo neanche il mio nome in catalano, ma la cosa non sembrava interessarlo. Mi portava a bere, cominciava il suo monologo e io intercalavo a caso, alternando le quattro frasi che so dire: “Que sí”; “Que no”; “No sé” e “El manual de la perfecta seductora de Megan Fox” (quest’ultima l’ho imparata a memoria dalla copertina del Cosmopolitan per far colpo sugli autoctoni… Non sembra impressionarli molto però. Anzi. Ho notato che alle feste smettono di parlarmi e mi lasciano in un angolo alla quarta volta che la ripeto in una conversazione). La prospettiva della mia relazione con Jordi cominciava quindi a preoccuparmi un po’, quando ho fatto un nuovo incontro che ha dato una svolta decisiva ai miei giorni qui in città… Jordi mi aveva portato in un posto che si chiama Cat Bar e io ero pieno di speranze: a casa non posso mai mangiare gatti, perché se mi vede il bipede divento un vidarspezzatino. Solo che quando sono entrato ho scoperto che al Cat Bar non si mangia il gatto! Il gatto è il muso ispiratore del locale, che invece cucina solo roba vegana… Mi sono indignato con Jordi per la fregatura; lui ha messo su una faccetta imperscrutabile e mi ha risposto: “#@x>*<%$£”*#!!#@x>*<%$£”*#”… Stavo già per andarmene quando un buffo cagnetto con le orecchie a punta e la faccia da indemoniato – ce ne sono un sacco qui! – ha posato la sua birra e mi ha spiegato: “Il pappagallo dice che viene qui perché costa poco… Se non vi piace potete provare la mia cucina, sono un cane chef!”. Abbiamo accettato subito. E’ saltato fuori che si chiama anche lui Jordi ed è un grande esperto di specialità catalane. Arrivati a casa sua ha preparato la cena per noi e i suoi tre fratelli (Jordi, Jordi e Jordi): ci ha servito peperoni verdi fritti, pescetti fritti, patate fritte, gamberetti fritti, funghi fritti e birra, fritta pure questa perché nella foga si era fatto prendere un po’ la mano… Niente male davvero. Per non sembrare scortese a fine cena ho pensato di intavolare una tipica conversazione tra uomini: ho inspirato forte, fatto un rutto fenomenale e ho detto: “Eh! Ce le avete proprio cantate alla finale dei mondiali voi spagnoli!”. Silenzio. Cinque Jordi che mi fissavano nel silenzio. “Oddio! Chiedo scusa! Da noi in Italia tra uomini si usa ruttare alle cene, lo facciamo per convivialità, ma forse tra voi spagnoli non va molto…”. Sei Jordi mi fissavano nel silenzio (si era unito anche lo zio, che abitava nell’appartamento di fronte). “Voi chi?” ha sibilato un Jordi. “Voi spagn…” Mierda. SEDICI ore filate di storia dell’indipendenza catalana. Volevo tagliarmi le vene con il coltello, ma mentre parlava Jordi aveva fritto pure le posate…










Continua nella prossima puntata!



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