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Attenti al cane - 30/06/2012pagina del cane Vidar

Gigi, Sara e le palle che girano

Sette giorni nel cespuglio: sono uscito di lì con un pelo che sembrava mi avessero pettinato con l’uragano Kathrina. E una fame... L’unica cena che ero (quasi) riuscito a procacciarmi ha pensato bene di salutarmi. Ho dovuto lasciar perdere: voi non avete idea di quanto sia spiacevole mettersi in bocca una cosa che ti ha fatto dei convenevoli. Almeno spero che non ne abbiate idea. Però ora sono tornato nell’urbe, appena in tempo per saltare sul divano e guardare la finale degli Europei con tutto l’occorrente: il gatto pitturato col tricolore, la cassa di morettoni da 66, una valanga di patate fritte del kebabbaro, trombette, fischietto, maracas, wuwuzela e paletta con dito medio gigante di polistirolo: aaaah, mi mancava la civiltà! Il bipede ci ha beccati subito e ovviamente ha cominciato a strillare che il calcio è diseducativo, è peggio di Tangentopoli, e non lo sapevate che gli animalisti stanno boicottando gli Europei per la strage di randagi in Ucraina, e non vi vergognate?! Tirare fuori la storia dei cani di Kiev a inizio partita è stata proprio una carognata, se posso dirlo. Ero lì bardato come un maiale da corsa, con la maglia di Balotelli e le bandiere dell’Italia dipinte in faccia... per venti minuti sono rimasto ammutolito a riflettere sulla mia superficialità. Poi ha segnato Balotelli e ho cominciato a lanciare patatine in salsa yogourt sul divano wuwuzelando avanti e indietro come un pollo mentre il gatto faceva “Poooo popopopooooopooooooo”! Dalla faccia che aveva il bipede quando è uscito di casa credo di poter dire ufficialmente che rientro nel conto dei cani abbandonati prima delle vacanze... ma finché mi abbandona sul divano col frigo pieno e i Simpson credo che tecnicamente si chiami pacchia... tanto poi gli passa e torna a sfrucugliarmi il naso. In realtà un po’ di ragione il bipede ce l’ha, questa storia del calcioscommesse fa proprio schifo. Buffon si è giustificato dicendo: “Io i miei soldi li potrò spendere come voglio o no?”. Beh, no. Ti consiglio due libri per l’estate caro Gianluigi: si chiamano Il codice di procedura civile e Il codice di procedura penale. Sulla storia degli stipendi dei calciatori poi non ci voglio neanche entrare. So leggere fino a tre zeri, non riesco nemmeno a dirlo quanto guadagnano. Però vorrei aggiungere una cosa: sputiamo pure sul calcio che se lo meritano (e se domenica sera non vinciamo vedrete quanto sputo!) ma per favore, smettiamola anche di esaltare tutti questi campioni dello sport devoti e immolati, che loro sì che nella vita non vedono altro. Come fosse sano. L’ultima è questa tennista, Sara Errani, che Gramellini ha elevato a modello di vita per il suo sguardo, che, dice lui, “non è da tigre, non è da valchiria” ma è quello “della vera passione, una lenta e solenne espansione di energia”. A me sembravano un po’ da mucca e basta, ma il problema è un altro. Una che dichiara a Vanity Fair (Anno 2012 n. 25) “il mio massimo è stare a casa sola sul divano con internet e tv accesa a guardare il tennis. Non poter andare a scuola, non avere amiche, non divertirmi con i ragazzi, non esiste sacrificio troppo grande se fatto per questo sport” mette una tristezza infinita. Come un criceto chiuso in un flipper. Perché Gramellini potrà pure emozionarsi per “le gesta di una campionessa risoluta” ma alla fine parliamo di una persona che pensa che valga la pena perdersi tutta la vita per prendere a randellate una pallina... e allora mi permetto di lanciare un appello personale: “Amici, la fase in cui passavo le mie giornate a raccattare palline l’ho passata anch’io. Ma la vita vera è qua fuori. E non vi preoccupate della nostalgia perché il mondo è veramente pieno di palle che girano!”.


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