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Gialli - 18/04/2012pagina dei libri

La trilogia sul tenente Crispi di Pierangelo Chiolero presentata a Palazzo Mistrot

Di Bruna Bertolo

Il bellissimo palazzo Mistrot di Villarbasse ha ospitato, lo scorso 14 aprile una raffinata presentazione di libri: la trilogia in giallo del tenente Crispi, con il suo autore, lo scrittore valsusino Pierangelo Chiolero.

Una presentazione molto apprezzata dal pubblico presente, fatta di immagini, di parole, di letture, di emozioni e di ricordi personali sull’onda di una scrittura in giallo. A presentare l’evento la signora Piera Capello, anima delle iniziative culturali di Palazzo Mistrot; ad accompagnare lo scrittore Chiolero con la lettura di passi significativi dei tre romanzi gialli la professoressa Gisella Viero, capace di esprimere al meglio la poesia e la vitalità dei brani scelti.


I romanzi della trilogia sono “Il tenente Crispi e il mistero di Pampalù”, “Il tenente Crispi al colle del Moncenisio”, “Il tenente Crispi e il segreto di John B.Fell”, tutti e tre pubblicati dalla casa editrice Il Graffio di Borgone.

Pierangelo Chiolero è sicuramente un autore che si legge con piacere e che lascia trasparire una grande capacità di suscitare curiosità ed ansia di sapere che cosa avviene nella pagina successiva, elemento questo che, per chi scrive gialli, è una grande dote. Tre trame in giallo intriganti e curiose, unite dalla presenza del tenente Crispi, personaggio semplice e buono, dal carattere a volte rude ma capace di sentimenti sinceri e di profonde capacità di analisi. Romanzi che evidenziano inoltre sia il grande legame dello scrittore alla sua terra, la Valle di Susa, ed in particolare alla zona del Moncenisio, sia alla storia che fa da grande e intrigante scenario temporale alle trame dei suoi romanzi. Giocando con la “Storia” particolarmente suggestiva della Valle di Susa, Chiolero ci regala pertanto “storie” di uomini e di luoghi in cui l’elemento umano rivela i suoi lati più oscuri, ma anche scampoli di sentimenti nobili, piccoli e grandi lumi a fare da contraltare alle oscurità delle anime colpevoli. Realtà e fantasia unite dunque dalla fervida creatività di Chiolero.


Una bella presentazione dei tre volumi, accompagnate da immagini di ieri e di oggi dei luoghi messi in scena dall’autore: i forti valsusini, la magia mai sazia del Moncenisio, le curiosità legate a quel piccolo miracolo della tecnologia ottocentesca che fu la ferrovia Fell.

Ma sentiamo direttamente dall’autore quali sono le radici di questa sua passione per la scrittura: Tra le molteplici passioni che mi hanno accompagnato durante la vita, una delle prime insieme alla musica e alle motociclette, è stato l’interesse per la narrativa, per i libri che mi hanno fatto scoprire mondi che potevo immaginare solo con la fantasia o che addirittura non riuscivo neppure a figurarmi nella mente. Fin da ragazzo quindi, ai libri di letteratura e di storia studiati a scuola, ho iniziato ad alternare libri di narrativa, racconti di avventure, romanzi che in breve sono diventati un’abitudine, quasi una necessità facendomi vivere indirettamente le storie di uomini del passato o del presente, storie che si svolgevano in paesi esotici e lontani, oppure in ambienti che mi affascinavano come il mare, le giungle, i deserti, la montagna, ad esempio i romanzi di Emilio Salgari, di Jack London o di Jules Verne. Da questa passione per la lettura è nata, seppur tardivamente, la voglia di destreggiarmi nella scrittura. Un desiderio covato da tempo di provare a mettere per iscritto le mie emozioni, la mia fantasia, la voglia di dividere con gli altri delle storie e anche di sentirmi appagato personalmente, di veder realizzato qualcosa di proprio, qualcosa che nasce dal nulla, si sviluppa nell’intimo e resta come testimonianza scritta e tangibile della propria identità”.

Ora il tenente Crispi rientrerà nell’ombra: la sua ultima indagine sembra infatti essere quella relativa al grande mistero Fell. E ancora una volta dunque il Moncenisio è il grande protagonista: che cosa lega l’autore a questo posto così straordinario dal punto di vista storico e naturalistico? La risposta è immediata: “Questo mio scrivere sul Moncenisio nasce da un attaccamento affettivo che nutro nei confronti di quel luogo. Sarà perché i miei primi anni di vita li ho trascorsi tra quelle montagne ( mio padre era guardiano alla stazione pompe della Gran Croce, pertanto appena nato fui portato al Moncenisio per tre anni), e se è vero come dicono che nei primi anni di vita un individuo acquisisce nozioni e ricordi indelebili, allora dentro di me c’è un luogo amato inconsapevolmente che è ritornato prepotente a farsi sentire. In ogni caso il Moncenisio fa parte da sempre della mia vita quotidiana. Oltre che essere un luogo di visita e di continua scoperta, è il territorio mitico raccontato da mio padre, dove cacciava le marmotte con i lacci e prendeva trote da primato nel grande lago, è il posto dove si saliva da bambini insieme ai genitori per la gita domenicale, quando gli altri partivano per il mare ….. E’ il momento di fuga dalla realtà non sempre piacevole e che non tradisce mai, è il piacere dell’estetica paesaggistica, è il punto in cui le montagne e il cielo sembrano toccarsi, è un’emozione fisica e spirituale da condividere infine… sono le parole che sento più spesso nominare dal papà della mia compagna Marina che lassù ha vissuto tanti anni: “anduma a fè ’n gir al Musnis!”.




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