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TORINO - 15/02/2012tsunami

Celentano e il de profundis di Sanremo

Marco Fontana

Ieri Adriano Celentano ha recitato il de profundis del Festival di Sanremo. L'atmosfera da post conflitto mondiale, i bombardamenti improvvisi e la diffusa penombra ne hanno tratteggiato peraltro la cornice perfetta. Parlo di de profundis non in termini di ascolti, visto che oltre 14 milioni di persone erano sintonizzate su Sanremo (a quando un apparecchio auditel in ogni televisore? E soprattutto a quando una concorrenza reale sugli altri canali?), ma in termini di credibilità.

Sanremo, vorrei ricordare, così tanto per sport, dovrebbe essere il festival della canzone italiana e non un talk show politico alla Anno Zero o alla Ballarò. Invece ieri sera sin dalle prime battute si è capito l'andazzo che avrebbe preso la trasmissione. C'è voluta più di mezz'ora di programma per ascoltare la prima canzone; fino a quel momento il solito cicaleccio contro Berlusconi, elevato a feticcio per l'immortalità di comici che ormai paiono privi di alcuna ispirazione che non provenga dal "Caimano". Una tragica assenza di idee nella comicità sanremese che forse farebbe bene a prendere qualche ripetizione da Zelig per capire che si può far ridere anche senza dileggiare una parte politica, qualunque essa sia: soprattutto laddove si è in eurovisione. Ma certamente il tragico non è l'assenza di nuove idee da parte dei soliti comici da Festa dell'Unità Luca ePaolo (peraltro stipendiati dal dittatore "Il Caimano"), ma che in prima fila l'alto stato della Rai stia a guardare uno spettacolo indecoroso che sicuramente non depone a favore del nostro Paese.

Le canzoni sono parse come delle comparse in questo festival. Attrici non protagoniste di un Festival che ha preferito dedicare quasi un'ora alle invettive di Adriano Celentano, innalzato a vate del nuovo millennio (per me più wate(r), ma è un'opinione assolutamente personale), piuttosto che dedicare ampio spazio alla musica. Il molleggiato farnetica dal palco insulti contro la Chiesa, i frati, i giornali cattolici, la Rai, Santoro, la Corte Costituzionale. Se Berlusconi avesse detto metà delle cose pronunciate da Celentano sarebbe stato crocifisso in piazzale Loreto, ma lui no, è un artista. Anzi il re degli artisti: e così, come è già successo a Benigni (che però quando vuole dimostra un altro spessore culturale e fa ancora ridere) guai a chi oggi dirà qualcosa contro il suo predicozzo.Pronta da parte dei salotti culturali sarà l'accusa di voler censurare la libertà di parola. Sarà, resta il fatto che bisognerebbe capire perché sulla tv di Stato, in un programma trasmesso in tutto il mondo, si possa permettere ad un signor nessuno di insultare chiunque non la pensi come lui, dileggiando il proprio Paese, le proprie istituzioni tra gli applausi di una platea che sembrava più un'accolita di decerebrati che non uno spaccato della società italiana. Quella società che a centinaia e migliaia sta scrivendo su internet improperi contro un Festival che non lo rappresenta.

Celentano si scaglia contro Famiglia Cristiana, Avvenire: rei di fare politica e di non parlare più di temi spirituali. Ma nessuno nella prima fila (gotha della Rai) si alza e lo manda a stendere. Famiglia Cristiana e Avvenire un cittadino italiano decide se comprarli, il sermone celentanesco invece no, quello lo paga anche se non lo vede. Ed infatti le affermazioni di Celentano fanno tanto più imbestialire quanto più si pensa che vengono da un predicatore che si guarda bene dal partecipare gratis al Festival. Una coerenza che è tutto un programma. Si dirà che devolverà i soldi in beneficenza: ma perché lo deve fare con i soldi dei contribuenti?

Mario Monti aveva appena bocciato le Olimpiadi a Roma per non sprecare i soldi e sacrifici dei contribuenti: avrà il fegato di dire qualcosa sui soldi sperperati da Mamma Rai con Celentano& soci?Oppure glisserà nascondendosi in quel tecnicismo di comodo per non assumere mai posizioni scomode?Con Celentano per oltre cinquanta minuti si è vista rappresentare una parte di quell'Italia, la peggiore, alimentata dall'odio, dalla superficialità, dalla mancanza di approfondimento, dalla verità in tasca senza leggere le opinioni altrui. Guardando Celentano pareva di essere davanti alla pubblicità della particella di sodio, solo che al suo posto protagonista era un unico neurone che rimbalzava confuso e farneticante tra un sorso d'acqua e qualche sproloquio.

Al de profundis di Sanremo hanno partecipato anche i cantanti con testi politicizzati e privi di sentimento. Ormai solo se tocchi temi sociali hai qualche possibilità di partecipare al Festival. Che siano l'omosessualità, il precariato, l'eutanasia, l'emarginazione poco importa; basta che siano politicamente radical chic. Un vero e proprio controsenso visto che ci troviamo di fronte alla canzone italiana. Ma così, se questa però è l'eraMonti, così come dicono Luca e Paolo, “a ridatece Berlusconi”, perché non se ne può più di questo finto perbenismo e costituzionalismo che dileggia un Paese che perbenista e costituzionalista non è.



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