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TORINO - 24/01/2012tsunami

Quanti soldi sprecati nei ballottaggi

Marco Fontana

Ogni cinque anni potenzialmente le amministrazioni locali, cioè Comuni e Provincia di Torino, bruciano in ballottaggi circa 6 milioni di euro. Nel 2001 il ballottaggio del Comune di Torino è costato ai contribuenti circa 4 milioni di euro; quello per la scelta del presidente della Provincia di Torino nel 2004, 1 milione e 600 mila. A questi si aggiungono con cifre di poco maggiori o inferiori ai 50 mila euro, a seconda del numero di abitanti, altri 23 Comuni che ogni cinque anni, superando i 15 mila residenti, potrebbero aver bisogno di un turno di ballottaggio se nessun pretendente alla poltrona di primo cittadino raggiungesse la maggioranza assoluta dei voti. Per carità 6 milioni di euro non costituiscono una cifra astronomica, ad esempio non sarebbero sufficienti a cancellare il debito del Comune di Torino: occorrerebbero 5 miliardi e 700 milioni di euro per ripianare le voragini create in questi anni dalle amministrazioni cittadine, ma facendo due conti si tratta comunque di un interessante tesoretto di soldi pubblici che certamente potrebbero essere destinati a favore di esigenze ben più sentite per la collettività rispetto alla solita, faticosa e mal digerita passeggiata verso un seggio elettorale, per ratificare quasi sempre quanto già deciso durante il primo turno. Alcuni esempi possono chiarire che cosa un ente locale potrebbe fare con sei milioni di euro. Questa somma equivale: al costo per la realizzazione di una moderna scuola materna composta da una decina di aule; al rifacimento di un 30% di strade in più rispetto a quelle attualmente in manutenzione nel capoluogo sabaudo sempre meno Capitale (come la vorrebbe Piero Fassino) e sempre più monumento nazionale all’Emmental svizzero; all’ammontare annuale previsto dalla tassa di soggiorno appena introdotta dalla Giunta comunale e che ha fatto infuriare gli albergatori e i turisti; alla cancellazione dell’addizionale Irpef per dieci Comuni di circa 13 mila abitanti; a riportare a 0,50 centesimi la sosta a pagamento nelle zone ospedali e università. Qualcuno, nonostante questi esempi, potrebbe obiettare che i ballottaggi sono un costo della democrazia e come tali devono essere previsti e salvaguardati. Sarà anche vero, ma bisognerebbe che lo comprendessero anche i cittadini. Infatti a recarsi ai ballottaggi è immancabilmente un numero di elettori sempre minore rispetto a quello che si era recato alle urne al primo turno. Dando una rapida lettura agli ultimi dati di affluenza per il rinnovo del Consiglio provinciale di Torino si scopre ad esempio che l’attuale presidente della Provincia nel primo turno aveva raccolto 512.229 voti, nel secondo pur avendo conseguito il 57% in termini di voti prese appena 421mila voti. Vada per la democrazia ma il presidente Antonio Saitta era sicuramente più legittimato nel suo incarico al primo turno. D’altra parte non si capisce perché alle elezioni regionali il sistema elettorale funzioni egregiamente da sempre con un turno unico pur essendo ad elezione diretta e invece a livello di elezioni comunali e provinciali ci si ostini a far sopravvivere un istituto che non arricchisce nessuno e che anzi i cittadini detestano, con percentuali di disaffezione che si aggirano tra il 10 e il 20% di votanti che disertano il ballottaggio dopo aver votato il primo turno. Analizzati questi dati e visto che è ai blocchi di partenza in Parlamento la discussione per una nuova legge elettorale sarebbe interessante porre mano anche alla prassi del ballottaggio. Una abolizione che eviterebbe ai cittadini l’assunzione non controllata di malox ad ogni elezione e che porterebbe un po’ di soldi nelle casse esangui degli enti locali.



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