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TORINO - 29/11/2011tsunami

Il Consiglio comunale chiuso su Fiat ha solo chiarito i veti dell'azienda

Marco Fontana

Deve aver esercitato una impressionante dose di pazienza il direttore alle relazioni industriali di Fiat, Paolo Rebaudengo, a stare seduto per ben sei ore ad ascoltare le chiose di una quarantina di esponenti del mondo della politica e del sindacato che ieri 'hanno fatto puntualmente le pulci' sull'attività della sua azienda. Ma d'altra parte anche ad un osservatore disattento le espressioni sul volto di Rebaudengo comunicavano il senso di fastidio provato. Un fastidio d'altra parte palesato sin dalle prime battute del Consiglio comunale straordinario quando, a seguito della prolissa 'lectio magistralis' sulla storia di Fiat del vicesindaco Tom Dealessandri, il direttore Rabaudengo ha preso la parola per pochi minuti, giusto il tempo per affermare in modo tranchant e sicuramente poco sabaudo l'irritualità della presenza di una delegazione della casa automobilistica in Consiglio comunale e che la loro presenza sarebbe stata la prima e l'ultima. Insomma sicuramente una chiusura mentale dell'esponente di Fiat che la diceva lunga sulla piega negativa che avrebbe preso il Consiglio fortemente voluto dal sindaco Piero Fassino, probabilmente in un rigurgito di quei salotti romani per i quali prova una vistosa nostalgia.
Ed infatti gli interventi che si sono susseguiti sono stati eloqui fotocopia: tutti tesi a chiedere, chi in modo maggiormente edulcorato chi in modo più aggressivo,quale futuro avranno le migliaia di operai di Mirafiori e dell'indotto, la risposta da parte di Rebaudengo inesistente. Le istituzioni, eccezione fatta per l'assessore al Lavoro della Regione Piemonte ClaudiaPorchietto, sono apparse totalmente supine nei confronti di Fiat. Piero Fassino è apparso come uno scolaretto alla prima interrogazione: le richieste di chiarimenti erano nascoste tra le righe, righe montate ad arte con mille orpelli elogiativi per la storia del colosso automobilistico al fine di non urtare la sensibilità del dominus torinese. Gli unici momenti nei quali il tono della voce del primo cittadino si sono alzati sono stati quelli per condannare l'opera del passato governo, incapace a suo dire di incidere sulle politiche industriali, a differenza dell'attuale Governo tecnico di Mario Monti che è stato fatto assurgere a salvatore della Patria. Peccato che l'intervento di basso profilo di Fassino costituisca un chiaro esempio di quell'inattivismo politico che il primo cittadino imputa proprio al passato Governo Berlusconi. Un'incapacità politica quella dimostrata dal primo cittadino di Torino anche nel fatto di aver blindato quello che era stato venduto ai torinesi come un Consiglio comunale aperto su Fiat. Porte sprangate, nessuna delegazione tra il pubblico, forze dell'ordine ad ogni angolo di Palazzo di Città.
Di differente tono, come accennato in precedenza, l'intervento dell'assessore regionale Porchietto, unico esponente politico capace di strigliare i vertici di Fiat. Senza mezzi termini l'esponente Pdl ha infatti affermato: "Questo è un territorio che deve sapere se la sua principale azienda di cui va orgogliosa nel mondo ha ancora la possibilità e non soltanto la volontà di investire su questo territorio». Inoltre sicuramente è stato utile il suo rimarcare il ruolo svolto dalle istituzioni anche nel sostenere il sì ai referendum e sottolineando che la compattezza istituzionale è un motivo in più per impegnarsi a Torino. «Credo sia arrivato il momento in cui l’azienda possa e debba dire qualcosa in più al territorio - ha spiegato Porchietto - Non è pensabile che Fiat attenda la ripresa per avviare gli investimenti perché le istituzioni locali possono intraprendere politiche industriali serie solo conoscendo la tempistica degli investimenti dell’azienda automobilistica torinese. Si pensi al caso della Lear. A seconda della presenza di investimenti Fiat si parla di duecento persone in meno in mobilità».
Glaciale la replica di Rebaudengo, al termine di tutti gli interventi. In pratica il direttore delle relazioni industriali ha sì ribadito che gli investimenti ci saranno, guardandosi bene però dal dire le tempistiche, ma a condizione che essi si svolgano in un Paese competitivo. InsommaFiat mette per l'ennesima volta le mani avanti: anzi, in questo caso, smarcandosi ancora di più nei confronti di Torino e dell'Italia.


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