martedì 21 nov 2017
ultimo aggiornamento ore 23.56
CRONACA
ATTUALITA'
INTERVISTE
SPORT
pagina BiancoNera
HANNO DETTO...
L'INTERVENTO DI...
tsunami
pagina dei libri
pagina dell'Arte
pagina della musica
pagina del cinema
pagina della salute
pagina del gelato
pagina delle ricette
pagina delle aziende
pagina degli annunci
pagina dei soldi
pagina degli astri
pagina dei Pezzi da 90
pagina dei concorsi
pagina di Google
pagina del cane Vidar
photogallery
Cerca su Pagina:

Area Utenti
Commenta i nostri articoli:
Username:
Password:
TORINO - 09/11/2011pagina del gelato

ALFIO, IL MAESTRO DEL GELATO ARTIGIANO

Il gelato è stata tutta la sua vita. Da quando a 15 anni ha provocato una piccola rivoluzione in casa, famiglia di operai con il destino dei figli quasi segnato, andando a lavorare nella Cremeria di via Gramsci, dove è rimasto otto anni prima di mettersi in proprio rilevando la Cremeria San Quintino. Alfio Tarateta, che oggi di anni ne ha quasi 70, le gelaterie le ha appese al chiodo da tempo, ma il gelato no, quello gli è rimasto nel sangue, negli occhi, nella mente. E continua con lui quel rapporto d’amore che lo ha portato a diventare un Maestro Gelatiere, come lo definiscono i colleghi. Lui di sé preferisce parlare come di un gelatiere professionista. Sta di fatto che il prodotto che esce dalle sue mani è qualcosa di sublime, e ora che le sue mani sono a riposo trasmette esperienza e arte alle nuove generazioni. E si occupa di molte altre cose, altro che fare il pensionato. E’ consulente di Maison Massena, il nuovo centro di formazione dell’Ascom, dove tiene corsi per forgiare talenti nell’arte della gelateria. E’ uno degli ideatori e organizzatori della Coppa del mondo della gelateria, che ha debuttato nel 2003 a Torino, con cadenza biennale, che a gennaio del prossimo anno porterà a Rimini 65 partecipanti dai cinque continenti. Si occupa del Salone del gusto, di quello dell’arte dolciaria. E’ membro del direttivo Epat di Torino, segretario organizzativo del comitato gelatieri del Piemonte, membro del consiglio direttivo nazionale del Co. Gel. Detto così sembra il profilo di una persona che passa il suo tempo dietro una scrivania, ma Alfio Tarateta alle scartoffie preferisce l’aria dei laboratori, a giacca e cravatta camice e cappello bianco.
Il gelato artigianale italiano è molto più di un’eccellenza di nicchia che il mondo ci invidia. I laboratori sono 38 mila, di cui quasi quattromila in Piemonte, il volume d’affari di 4 miliardi di euro, 200 mila tra dipendenti e addetti. “Un’industria mondiale – dice Alfio – più grossa della Fiat”. Quattro i sindacati, due le fiere italiane, a Longarone nel mese di novembre e il Sigep di Rimini a gennaio.
Ma quali sono le tendenze in fatto di gusti e sperimentazioni? “Dopo un periodo di banalizzazione, di mancanza di ricerca – spiega Tarateta – stiamo assistendo a un risveglio della professione, e si sta andando sempre più verso la produzione di gelati a km zero”. Frutta di stagione, raccolta sul territorio di produzione. In tema con le buone pratiche ambientali. In fatto di tendenze invece “l’ultima novità è il gelato gastronomico”, che Tarateta invita a non chiamare salato, “il sale non si usa”. Gusti? C’è il gelato al prosciutto, alle alici, al pane, alla senape, all’olio. Viene da storcere il naso ma il Maestro invita a non avere pregiudizi: “Sono gelati molto buoni – dice – certo non vanno gustati come dessert, ma in piccole porzioni con l’aperitivo o in abbinamento con gli antipasti, ma anche il bollito”.
Ma lui, il creatore di gelati, è come quei pasticceri che non assaggiano i dolci?
“Al contrario, a me il gelato piace molto. Sono un tradizionalista, preferisco le creme in inverno, la frutta in estate. E adoro le granite”.
Veniamo alla parte più difficile. I voti non si possono dare, è scorretto, ma si possono indicare i migliori gelatieri torinesi. Alfio Tarateta non si fa pregare: “Ce ne sono tanti, rischio di dimenticarne qualcuno ma posso nominare Silvano, Miretti, Fiorio, Eurocrem, Grom, Rivareno, Marchetti, che è mio allievo e farà strada, + di un gelato, condotto da una ragazza rumena, Simona Tofan, che considero la mia erede, tra i miei allievi quella che mi ha dato più soddisfazioni, anche se le mie ricette le interpreta a suo gusto. E poi c’è il Pinguino di Pace, che non tutti conoscono perché è in periferia, in piazza Nazario Sauro”. A proposito del successo di Grom Tarateta dice che “è stata una grossa intuizione quella di Guido Martinetti e Federico Grom, due bravi ragazzi”, intuizione accompagnata “da un grosso battage pubblicitario”. Ai due imprenditori il maestro rivolge un invito, quello “di essere più umili”. Perché “nel nostro mondo di migliori del mondo non c’è nessuno”. Comunque il gelato di Grom gli piace. “Anche se il mio motto è: appena fatto pronto per voi – aggiunge Tarateta – il laboratorio deve essere a vista, se si fa stoccaggio e congelamento delle miscele non è più artigianato, ma una piccola industria”. Poi c’è un invito ai giovani: “Il nostro è un mestiere in espansione, i gelatieri più bravi sono italiani. Chi ha voglia di fare esperienze all’estero può andare in Brasile, Australia, Stati Uniti, Argentina, avrà di sicuro successo. Più difficili invece mercati come quelli indiano e cinese, questione di gusti differenti”. Chi è Alfio Tarateta? “Uno che è entrato in questo mondo per fame e ne è uscito con un po’ di fama”. E il gelato che cos’è? “Il gelato è fantasia, non ha bisogno di disciplinari”.
Roberto Ponte

Versione per stampa
REDAZIONE - PUBBLICITA' - PROMOZIONI - _ - Road Communication sas Editrice P.I. 09842050016 - Copyright © Pagina - All rights reserved
Powered by Blulab